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Il modernismo è ancora attivo nella Chiesa Cattolica? (4a parte)

 

Il modernismo è ancora attivo nella Chiesa Cattolica?

27. Una Chiesa in evoluzione?

Vedendo oggi gli obiettivi del Modernismo come descritti nell’enciclica (vedi par. 13 di cui sopra), siamo consapevoli che la filosofia Scolastica è oggi largamente assente in molti istituti della Chiesa; che alcuni studiosi delle Scritture e teologi cattolici hanno chiesto una revisione degli insegnamenti dogmatici della Chiesa per corrispondere con ciò che i critici storici dicono sia ora conosciuto sulla formazione delle Scritture; e che, negli ultimi decenni, l’insegnamento dei dogmi della Chiesa è stato minimizzato in molti programmi catechetici in favore di una mera coltivazione di atteggiamenti in contrasto con il convogliamento di formule dottrinali. Se questi fenomeni del nostro tempo presente riflettono mediatamente o immediatamente il progetto del Modernismo descritto nell’Enciclica è una domanda che merita studio e meditazione. Ci sono davvero delle “leggi dell’evoluzione” che potrebbero essere funzionanti all’interno della Chiesa le quali, per il Modernista, “potrebbero essere controllate per un po’ ma non, in definitiva, distrutte” (Pascendi 24-27, vedi par. 10 di cui sopra)?La rinnovata enfasi sulla secolarizzazione della società nel mondo occidentale deriva in tutto o in parte da una visione Modernista della realtà e i cambiamenti effettuati dalle parti interessante nella vita della Chiesa Cattolica con l’implementazione del Concilio Vaticano Secondo possono in qualche misura essere riconducibili all’influenza del pensiero Modernista dentro e fuori la Chiesa? Le idee chiave del Modernismo che possono essere sospettate di essere in agguato dietro a questi cambiamenti sono la superiorità dell’uomo moderno in quanto prodotto culminante dell’evoluzione, la negazione della realtà oggettiva dell’esistenza di Dio e il ruolo dominante della fantasia religiosa nella nascita della religione.

28. Il Modernismo palese decapitato.

Indubbiamente, gli scritti di alcuni influenti Modernisti non Cattolici e di altri Razionalisti dagli anni 1890 in poi avevano allora ed hanno oggi più di una piccola influenza sul pensiero di molti credenti e scrittori Cattolici. Ma se, per essere un Modernista, un Cattolico deve possedere tutte le caratteristiche essenziali elencate nell’enciclica Pascendi, o nel decreto Lamentabili, o nel Giuramento contro il Modernismo, allora pochi, del caso, sarebbero qualificati in questo modo. Pertanto, rilevando possibili segni di Modernismo nella Chiesa dei nostri giorni, sembra importante tenere in mente le parole aggiuntive della Pascendi, dove il Papa Pio X esprime la sua tristezza alla vista di così tanti altri Cattolici che, dopo aver respirato in un’atmosfera avvelenata da idee Moderniste, trattano le questioni bibliche su principi Modernisti e scrivono di storia con lo studiato intento di screditare la Chiesa (Pascendi 43, vedi par. 16 di cui sopra). Certo, molti dissidenti Cattolici di oggi chiedono cambiamenti radicali di vario genere nella Chiesa, ma senza pretendere che Dio e tutti gli altri oggetti di fede Cattolica siano nati puramente da un istinto religioso del subconscio. Alcuni negano la storicità di vari eventi descritti nella Bibbia, ma senza pretendere che Dio e tutti gli altri oggetti di fede Cattolica siano nati puramente da un istinto religioso del subconscio o senza richiedere la rimozione di qualsiasi soprannaturale dalla nostra comprensione della Bibbia o di qualsiasi credenza e insegnamento Cattolico. Molti accettano l’evoluzione biologica come un fatto naturale senza negare che il mondo sia stato creato da Dio e alcuni vanno avanti nel sostenere cambiamenti nell’insegnamento dogmatico e morale della Chiesa, come se sostenessero che la Chiesa e i suoi cambiamenti siano pure in evoluzione ma senza in realtà affermare una tale evoluzione o negare qualsiasi verità obiettiva in questi insegnamenti. In questo senso essi non sono Modernisti. Ma è anche vero che la maggior parte dei Cattolici, anche di quelli più istruiti, non assumono una dimensione filosofica nel loro pensiero e così accade che i dissidenti Cattolici lavorano spesso sotto il controllo di principi filosofici dei quali possono non essere nemmeno a conoscenza e questo sembra spesso essere il caso che si verifica, nella situazione odierna. Il Modernismo palese nella Chiesa Cattolica è stato effettivamente decapitato dallo zelo pastorale di Papa Pio X, ma per la risultate situazione nella Chiesa si è sviluppato un movimento di radicale pluralismo che ha molte caratteristiche pratiche descritte come Moderniste nei documenti antimodernistici della Santa Sede, ma che manca di esplicita professione o forse anche di consapevolezza degli elementi teorici del Modernismo, come la presunta supremazia intellettuale del pensiero dell’uomo moderno rispetto a al pensiero di tutti gli uomini pre-moderni (Modernismo generico) e la convinzione che tutte le religioni nascano da una necessità subconscia e non scientifica di predicare l’esistenza di Dio derivante da un istinto religioso sub-razionale immerso nella pura soggettività dell’uomo (il Modernismo specifico del primo Novecento).

29. Radicale pluralismo nella Chiesa di oggi.

Tende ad esserci, nel Cattolico radicale-pluralista odierno, un certo sentimento di superiorità della sua visione moderna del mondo rispetto alla prospettiva tradizionale della Chiesa, non proprio perché sia “un Cattolico post-Conciliare”, come egli potrebbe pretendere, ma piuttosto perché egli aderisce inconsciamente alle varie idee non tradizionali che antecedettero l’insegnamento del Concilio Vaticano II e che hanno un implicito legame di origine con le correnti di pensiero che aiutarono a produrre il sistema del Modernismo descritto nella Pascendi. I riformatori contemporanei della Chiesa, il cui pensiero coincide con alcune delle mire Moderniste sottolineate dall’enciclica, come il disprezzo per molte devozioni esterne approvate dalla Chiesa o il sostenere l’indebolimento del potere del Papa e della Santa Sede (Pascendi 38, vedi par. 13 di cui sopra), non sono di solito Modernisti, ma potrebbero involontariamente dipendere da principi Modernisti. Il modo in cui molti hanno considerato le stesse disposizione del Concilio Vaticano II come meri punti di partenza per una più radicale revisione della credenza e pratica Cattolica, dove il Concilio è visto come un semplice inizio di porte aperte al cambiamento che questi riformatori sono intenzionati ad aperture ancora più ampie e oltre i limiti fissati dal Concilio, potrebbe indicare il pluralismo radicale di tendenza Modernista. Tali dissidenti contemporanei sembrano sentire questa necessità di riforma radicale, non sulle basi di una verità ragionata, ma piuttosto come un’emozione che sale da un impulso del subconscio che altri pluralisti radicali Cattolici condividono con essi e che non è distinto dall’impulso di una mente non distaccata e da indisciplinati sentimenti sottoposti a tentazione dall’idea affascinante ma non analizzata di una Chiesa essenzialmente in evoluzione. Essi fanno di se stessi, in qualche modo, il criterio di verità (cfr. Pascendi 34, par. 12 di cui sopra). Per esempio, quei riformatori radicali contemporanei che aderiscono acriticamente alla teoria Darwiniana dell’evoluzione biologica sono spinti in maniera subconscia verso l’idea che ogni altra cosa nel mondo è in evoluzione, a meno che non abbiano addestrato se stessi a resistere a questa tendenza ad “seguire la corrente” e abbiano preso una studiata posizione pro o contro questa teoria. Anche in questo caso, se sono evoluzionisti teisti, non negano l’esistenza di Dio, ma tendono a rendere praticamente irrilevante qualsiasi presenza concreta della potenza di Dio nel mondo, a meno che non abbiano trovato positivamente un modo per includere la presenza e la potenza di Dio nello svolgersi della storia e del mondo, cosa che pochi di loro hanno fatto. Alcuni attaccano costantemente questo o quella istituzione o insegnamento della Chiesa secondo l’idea non respinta in agguato nelle loro menti per la quale, se tutte le cose nel mondo sono in evoluzione, allora tutte le cose nella Chiesa sono pure in evoluzione. Così, per esempio, anche se Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato definitivamente che la Chiesa non ha il potere di ordinare donne come sacerdoti, essi continuano ad mobilitarsi per l’ordinazione delle donne e molti altri continuano a sperarci, come se, dando abbastanza tempo alle “leggi dell’evoluzione” per fare effetto, anche gli insegnamenti definitivi della Chiesa potessero eventualmente essere modificati. Come i Modernisti della Pascendi direbbero loro, “Basta continuare a mobilitarsi e le autorità della Chiesa alla fine sono obbligate a cedere”.

30. Dal Pluralismo radicale al Modernismo.

Un pluralista radicale Cattolico è un credente che mantiene nella sua mente alcuni sistemi di pensiero che si oppongono radicalmente alla sua fede Cattolica senza sforzarsi di superare gli errori del sistema avversario. Nello sforzarsi di superare gli errori la propria fede si rafforza, ma se non ci si impegna nel difendere la propria fede, il sistema avversario crescerà e diventerà dominante, perché i suoi errori sono interessanti e anche affascinanti per una mente e volontà indisciplinate. Un Cattolico diventerà Modernista nel momento in cui inizierà a credere che la moderne conoscenza della vita è differente e superiore a quello che Gesù e gli Apostoli pensavano sul senso della vita, o che i dogmi della Chiesa necessitano di essere trasformati in espressioni più moderne, o che Dio non ha un ruolo attivo nella vera storia del mondo e dell’umanità. Un Cattolico pluralista diventa Modernista nel momento in cui arriva a credere che Dio non sia veramente Autore della Bibbia, o che Dio non abbia una reale esistenza oggettiva all’infuori di se stesso, o che il Gesù della storia non fosse realmente Dio, o che i contenuti dei Vangeli si siano evoluti a partire da un’evoluzione della fede, o che i dogmi della Chiesa siano soggetti alle leggi dell’evoluzione.

31. Necessità di una nuova apologetica.

Se si parla della presenza di un pluralismo radicale che non sia Modernista per la semplice ragione che non esprime consapevolmente alcuna delle caratteristiche essenziali del Modernismo ma le implica inconsapevolmente, si descrive la presenza di molti membri della Chiesa Cattolica, forse ben intenzionati, che non hanno fondamentalmente riflettuto sui motivi per cui agiscono. E se questo tipo di inconsapevolezza esiste, allora un grande motivo della sua presenza è l’assenza nella Chiesa di una apologetica pienamente adeguata, capace di consentire ai Cattolici istruiti il rifiuto del programma del Modernismo. Una mera proibizione di questo programma, che è stata espressa in Lamentabili, Pascendi e nel Giuramento contro il Modernismo, non può funzionare con successo su un periodo lungo di tempo se non è sostenuta da argomenti ben formulati che confutino pienamente gli errori del sistema. Certo, la confutazione di base è contenuta nei documenti papali, è da molti sono stati fatti lodevoli sforzi per spiegare ed inculcare questa confutazione, in modo che sono sempre state a disposizione sufficienti informazioni per evitare alle anime oranti di cadere in questi errori, ma quando indaghiamo la previa e successiva letteratura Cattolica in merito alle idee di fondo di questa eresia, troviamo che certe correnti di pensiero che conducevano ad essa non sono per la maggior parte dei casi mai state adeguatamente confutate da scrittori Cattolici nella profonda maniera che era invece richiesta. Con questo voglio dire che lo sviluppo del pensiero moderno da parte di filosofi fuori dalla Chiesa ha suscitato varie critiche e confutazioni del Modernismo da parte di scrittori Cattolici, ma scrupolose analisi delle fonti del Modernismo sono state largamente assenti. E così queste fonti continuarono a crescere e a diventare ancora più influenti nel mondo in generale e, quando alla fine hanno fatto irruzione nella sino ad allora zona protetta della Chiesa Cattolica, non c’era a disposizione una grande letteratura apologetica per salvaguardare i credenti, soprattutto nel campo dell’interpretazione della Sacra Scrittura. Le varie caratteristiche del Modernismo, come presentate nell’enciclica Pascendi (vedi nn. 2-16 di cui sopra), sono state derivate da pensatori posti fuori dalla Chiesa e poi applicate dai Modernisti Cattolici alla situazione Cattolica. Ciò che allora era necessario e oggi lo è ancora di più è un serio impegno da parte di molti scrittori Cattolici allevati nella vera tradizione della filosofia e della teologia nella Chiesa per analizzare completamente le più influenti opere che espongono questi sistemi eterodossi, conservando qualsiasi elemento di verità ci sia in essi e rigettando con chiara ragione i loro elementi di falsità.

32. La necessità di critiche profonde.

L’ “atmosfera avvelenata” descritta nell’Enciclica (Pascendi 43, vedi par. 16 di cui sopra) è un ambiente intellettuale che è stata contaminato dalla diffusione di idee nocive contenute negli scritti di pensatori Razionalisti negli ultimi sei secoli e portate a frutto nell’eresia del Modernismo. Poiché queste false idee uscirono e gradualmente si svilupparono in ciò che è stato definito “pensiero moderno”, i filosofi e teologi Scolastici le contrastarono sistematicamente con validi argomenti, ma le false idee prosperarono comunque nel mondo non Cattolico e ben presto cominciarono ad influenzare sempre più i credenti Cattolici, in parte per una mancanza di critiche profonde. Dei molti falsi sistemi di pensiero che sono sorti in tempi moderni potremo citare come esempi gli scritti di Descartes, Kant, Hegel, Marx, Freud, Jung, Darwin, Schleiermacher, Wellhausen, Gunkel, Heidegger e Bultmann. Le necessarie critiche avrebbero dovuto analizzare attentamente i rispettivi scritti, confutando gli errori e organizzando gli elementi di verità contenute nei falsi sistemi, al fine di sintetizzare gli elementi di verità nel corpus di verità contenute nella valida tradizione intellettuale della Chiesa. Dove si poteva andare, per esempio, per trovare una critica sistematica da parte di un pensatore cattolico degli scritti di Sigmund Freud, Carl Jung o Charles Darwin, in cui ogni singola affermazione del rispettivo scrittore fosse stata analizzata in un quadro mentale cattolico, smentita e classificata, e poi smentita o inserita nella più ampia sintesi Cattolica? Descartes aveva qualcosa da offrire, ma il suo contributo non doveva prendere la svolta totalmente idealistica che ha poi preso nel mondo moderno, se i pensatori Cattolici avessero posto le opportune correzioni alle sue idee. Le scuole di psicologia di Freud e Jung hanno provocato e continuano a provocare danni immensi nella società occidentale, nella misura in cui le loro idee sono spesso prese anche da cattolici istruiti quale verità evangelica della salute mentale, in parte perché nessun Cattolico ha prodotto adeguate critiche ai loro sistemi. I protestanti Evangelici hanno prodotto notevoli critiche dell’evoluzione Darwiniana compilando prove scientifiche contro la teoria, mentre la maggior parte dei Cattolici istruiti pensa ingenuamente che la teoria sia scientificamente provata. E’ davvero un peccato che tempo fa qualche scrittore Cattolico non abbia pubblicato una profonda critica de L’origine della specie di Darwin e del suo L’Origine dell’uomo. E questa lista di profonde critiche assenti potrebbe continuare a lungo.

33. Critici storici Cattolici.

L’enciclica osserva che le scoperte storico-critiche dei Modernisti non erano se non la logica conclusione dei loro principi filosofici (Pascendi 30, vedi par. 11 di cui sopra). La critica storica oggi non è solo attiva nei circoli biblici ed educativi: è persino dominante, ma non è affatto ovvio che i biblisti cattolici che usano i metodi della critica storica siano Modernisti o siano visti come tali dalla Gerarchia della Chiesa. Al contrario, quelli che praticano la critica storica della Sacra Scrittura sono visti oggi con favore e stima da molti vescovi cattolici e dalla Santa Sede, come si può vedere da un documento pubblicato dalla Pontificia Commissione Biblica nel 1993, intitolato L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa. Secondo questo documento, “Il metodo storico-critico è il metodo indispensabile per lo studio scientifico del significato dei testi antichi.“(1) Questo giudizio non è l’insegnamento ufficiale della Chiesa, perché dal 1971 la Pontificia Commissione Biblica non è più un organo della Chiesa docente, ma è piuttosto “una commissione di esperti che, consapevoli della loro responsabilità scientifica ed ecclesiale in quanto esegeti cattolici, prendono posizione su problemi essenziali d’interpretazione della Scrittura e sanno di avere per questo la fiducia del Magistero.” (2) E così si concluse con una vittoria la settantennale battaglia dei critici storici Cattolici per l’accettazione del loro metodo da parte della Gerarchia della Chiesa. Ma questa approvazione non è esclusiva o definitiva. Nella Prefazione al documento del 1993, l’allora cardinal Joseph Ratzinger, Presidente della Pontificia Commissione Biblica, disse tra le altre cose: “l’apparizione del metodo storico-critico ha subito suscitato un dibattito circa la sua utilità e la sua giusta configurazione, un dibattito che non è concluso finora in nessun modo.” Continuava dicendo nel frattempo “nuovi metodi e nuovi approcci vengono proposti” e “ci sono anche nuovi tentativi di recuperare l’esegesi patristica e di includere rinnovate forme di interpretazione spirituale della Scrittura”. La stessa Commissione ha sottolineato nell’Introduzione a questo documento che “nel momento stesso in cui il metodo scientifico più diffuso, il metodo “storico-critico”, viene applicato in modo corrente in esegesi questo metodo viene rimesso in discussione” in qualche misura attraverso l’ascesa di “altri metodi e approcci”, ma anche “per le critiche di molti cristiani che lo giudicano insufficiente dal punto di vista della fede”, alcuni dei quali sostengono che “non c’è alcun vantaggio ne sottoporre i testi biblici alle esigenze dei metodi scientifici” e insistono che “l’esegesi scientifica ha il risultato di provocare perplessità e dubbi su innumerevoli punti, fino allora pacificamente ammessi”.

34. La sfida della critica storica.

I critici storici Cattolici, di regola, sottolineano l’elemento umano nell’ispirazione biblica e de-enfatizzano quello divino, nel senso che essi non presentano le proprie analisi come inserite nel più ampio contesto della tradizione esegetica Cattolica e dell’impatto morale del testo sacro sul lettore, mentre questo impatto è incluso nei sensi spirituali riconosciuti nelle interpretazioni dei Padri della Chiesa, ma essi non sono Modernisti, perché non cercano, come i Modernisti e gli altri Razionalisti, di eliminare dalle proprie conclusioni storiche ogni elemento del soprannaturale (Pascendi 9, vedi par. 4 di cui sopra). I critici storici Cattolici sostengono che il metodo della critica storica possa essere impiegato senza utilizzare alcun principio filosofico. Così, gli studiosi della ricostituita Pontificia Commissione Biblica affermano che la critica storica “è un metodo che, utilizzato in modo obiettivo, non implica per sé alcun a priori” e ancora che “da molto tempo si è rinunciato a un amalgama di tale metodi con un sistema filosofico” (3) Questa è un’affermazione impegnativa che richiede studio e verifica. Nei miei studi ho scoperto che i critici storici Cattolici, mentre di solito non esprimono principi filosofici Modernisti o Razionalisti o non traggono conclusioni Moderniste o Razionaliste, tuttavia dipendono nel loro pensiero da un certo background Razionalista e spesso implicitamente sembrano raggiungere conclusione che essi stessi non traggono. L’impressione che questo lascia è che i rispettivi studiosi evitino l’uso di qualsiasi principio filosofico, ma uno sguardo agli scritti Razionalisti dai quali in ultima analisi essi hanno tratto le loro idee mostra spesso che le loro idee sono dipendenti dagli stessi principi. Ciò significa che, se gli studiosi Cattolici tentano di evitare l’uso di questi principi, è compito loro distinguere chiaramente ed esplicitamente la loro posizione e di distanziare le loro conclusioni dal Razionalismo delle proprie fonti che ha già preso possesso di quelle conclusioni e di quell’area di pensiero, ma questo è un passo che i critici storici Cattolici fanno raramente. I critici Cattolici fanno occasionali brevi dichiarazioni in cui contrastano qua e là la posizione di critici storici Razionalisti come Rudolf Bultmann o un altro delle centinaia di studiosi Liberali Protestanti che ora dominano il campo dell’esegesi biblica ma, per la maggior parte, gli studiosi Cattolici raramente citano persino le fonti protestanti in cui le loro idee furono precedentemente espresse e lasciano credere ai lettori Cattolici che quello che dicono siano idee originali loro proprie. Nelle fonti razionaliste si può vedere come le varie conclusioni siano basate sul presupposto che i miracoli o qualsiasi cosa di soprannaturale non possono realmente essersi verificati e così i Cattolici che ripetono alcune di queste conclusioni sono spesso lasciati senza alcuna credibile ragione per giustificare ciò che stanno affermando, tranne chiedere fede e fiducia in “ciò che gli studiosi della Scrittura dicono”. Così, per fare un esempio frequente, quando un insegnante cattolico della scuola storico-critica dice ad un uditorio che Gesù non compì realmente il miracolo della cosiddetta moltiplicazione dei pani, esprimendo una conclusione di lunga data degli esegeti Razionalisti il cui ragionamento è basato sul principio che i miracoli non possono accadere, come Cattolico egli non può basare la sua conclusione sull’impossibilità di tutti i miracoli e, di conseguenza, poiché spesso non ha altre solide ragioni per affermare ciò, è costretto a dire a coloro che mettono in discussione il suo insegnamento che si tratta semplicemente di ciò che gli studiosi della Scrittura hanno concluso e che “tu proprio non capisci”.

 

 

Note

  1. Pontificia Commissione Biblica, The Interpretation of the Bible in the Church[L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, disponibile anche in it.], Roma, Libreria Editrice Vaticana, 1993, p. 34.
  2. Pontificia Commissione Biblica, The interpretation…, Prefazione di Joseph Cardinal Ratzinger, p. 26.
  3. Pontificia Commissione Biblica, The interpretation…, pp. 39-40.

 

[fine quarta parte – continua] [la prima parte è qui, la seconda parte è qui, la terza parte è qui]

 

 


Fonte: John F. McCarthy [articolo originale: Is Modernism Still Active in the Catholic Church? Living Tradition n. 110/111, 2004, http://www.rtforum.org/lt/lt110.html]

Tradotto e pubblicato su Continuitas - parte 5 e parte 6

 


 

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