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In marcia per la pace
 Domenica 25 Gennaio 2026, 14:00

  

 Collaborazione Riese-Altivole

2026 01 26 Marcia Pace

Non è facile scrivere di pace in un tempo che possiamo definire di guerra. Qualcuno potrebbe obiettare che qui, nelle nostre città, le armi tacciono. Certamente non abbiamo droni che colpiscono centrali elettriche, o missili sulle infrastrutture, eppure basta poco per accorgersi che la nostra società è disseminata di campi minati. Sono sotto attacco le realtà più delicate e fondamentali della vita sociale: i legami. Mi riferisco alla sfiducia che si respira nei rapporti interpersonali, dalla scuola al lavoro, dalla famiglia alle amicizie. Recentemente, alla scuola professionale di Fonte, abbiamo affrontato il tema dei suicidi. Il confronto con oltre 200 studenti ha aperto una finestra su un mondo che ci ha lasciati sconcertati.

La guerra nel cuore. Spesso si pensa che i social abbiano rimosso ogni tabù per i giovani. Eppure, proprio sul tema del suicidio – ovvero della “guerra” che si scatena nell’animo umano e che trova nella morte un’apparente via d’uscita – regna il silenzio. Non se ne parla tra compagni, né con i genitori. Si parla di tutto, tranne che del “male di vivere”. Il dato più doloroso? All’incontro organizzato per i genitori si sono presentati solo 12 adulti. È il segno che nemmeno noi adulti cogliamo il conflitto in corso, le basi delle relazioni minate, perché “non c’è tempo” o perché pensiamo che il problema non ci riguardi. Finché non accade nella propria casa, nel condominio o nella cerchia di amici, la tragedia resta un’eco lontana. Proprio come la guerra in Ucraina, che dista da noi quanto la Spagna: vicina, ma psicologicamente remota.

Perché marciare, allora? Domenica 25 gennaio, a Camposampiero (vd dettagli nella locandina), scegliamo come diocesi di Treviso di marciare per accorciare le distanze. Per sentire che il mondo è il nostro condominio, che l’umanità è la nostra famiglia e che quelle vittime sono nostri amici, di più, fratelli. Usciamo dalle “comfort zone” dei nostri divani e delle serie tv per incontrare storie vere, di uomini e donne che non recitano, ma ci ricordano che la guerra ha sfondato la porta di chi, fino a ieri, si sentiva al sicuro come noi. La pace non è un possesso definitivo, non è invincibile. La pace è fragile, chiede aiuto e fiducia. Non è mai una conquista, ma un dono delicato da custodire. Mentre al male si grida “basta”, – scrive il pontefice – alla pace si sussurra “per sempre”.

L’umile simbolo del bottone. La pace, come l’amore, è figlia del sussurro e dell’ascolto. Per questo, come simbolo della marcia di quest’anno, abbiamo scelto il bottone. Un oggetto umile che nel linguaggio comune ci suggerisce un cambio di passo: “Non attaccar briga, attacca bottone”. Significa smettere di guardare il fratello con sospetto – perché il sospetto genera solo altro sospetto, innescando la logica del conflitto – e avere il coraggio di salutare, di dire una parola, di accendere una relazione fiduciosa. “Attaccare bottone” significa ricucire. Significa ricostruire quella rete che, nonostante le ferite del mondo, ci permette di essere ancora, evangelicamente, “pescatori di uomini”. (don Paolo Magoga)

 

Programma:  

  • Ÿore 14.00 partenza dalla Stazione: “Al di là delle frontiere”
  • Ÿore 15.00 santuario del Noce: “La testimonianza dei santi”
  • Ÿore 15.50 parco di Villa Campello: “Effetti della guerra sull’ambiente”
  • Ÿore 16.55 polo scolastico via Puccini: “Le relazioni di pace”
  • Ÿore 18.00 chiesa santi Pietro e Paolo: “Credere alla pace”
  • In chiesa sarà possibile visitare la mostra “Lettere al cielo: disegni e scritti dei bambini di Gaza”. Durante la marcia è previsto un servizio navetta 

 

TACAR BOTON

“Tacàr boton” (il motto richiamato dalla marcia della pace), è espressione veneziana che indica il tentativo, spesso coronato da successo, di una giovane nobildonna di accalappiare un cavaliere. Accadeva che, durante il “liston”, ovvero la passeggiata pomeridiana lungo un tratto pavimentato tra i “campi” di Venezia, il liston, appunto, che permetteva di non infangare le belle scarpette delle nobildonne, giovinette e giovanotti passeggiassero in direzioni opposte. Si sfioravano e quasi si toccavano: oggi, infatti, chiamiamo questa passeggiata “struscio”. Le giovani, per far conoscenza con i cavalieri, lanciavano sopra la spalla gli ampi scialli con cui si coprivano e che, dopo il 1761, divennero di gran moda. Le lunghe frange, svolazzando oltre la spalla, capitava che si impigliassero tra i bottoni delle giacche del giovanotto che veniva in senso contrario. Un gesto semplice, casuale, ma che permetteva di iniziare una conversazione, di ridere e scherzare e magari darsi un appuntamento galante. (M.M.)

 

Fonte testi: diocesitv.it

 Camposampiero

 

 

Pio X Ricorrenze di San Pio X dei prossimi 2 mesi

Data Anni Evento / atto
2 feb 1904 122Enciclica «Ad diem illum» per il 50° del dogma dell’Immacolata.
2 feb 1894 132Morte della mamma, Margherita Sanson (1813-1894), a Riese.
11 feb 1904 122Lettera «Quum arcano» e Visita Apostolica alla città di Roma.
11 feb 1906 120Enciclica «Vehementer Nos» sulla separazione Chiesa-Stato in Francia.
11 feb 1951 75Sono riconosciuti i due miracoli richiesti per la Beatificazione.
12 feb 1943 83Decreto per l’introduzione della Causa.
16 feb 1887 139Indice il Sinodo diocesano, il primo dopo 208 anni (Giovanni Lucido Cattaneo, 1679).
17 feb 1952 74La venerata salma viene posta sotto l’altare della Presentazione in S. Pietro.
25 feb 1906 120Consacra in S. Pietro 14 nuovi vescovi francesi.
27 feb 1858 168Riceve nel seminario di Treviso l’ordine maggiore del diaconato da mons. Giovanni Antonio Farina.
1 mar 1905 121Lettera al card. Svampa, arciv. di Bologna, di riprovazione della Democrazia Cristiana Autonoma.
4 mar 1951 75Pubblicazione del decreto del «Tuto».
7 mar 1904 122Decreto «Constat apud omnes» e Visita Apostolica alle diocesi d’Italia.
8 mar 1913 113Lettera Apostolica «Universis Christi fidelibus» nel XVI Centenario Costantiniano.
12 mar 1904 122Enciclica «Iucunda sane» e XIII Centenario di S. Gregorio Magno.
19 mar 1904 122Motu proprio «Arduum sane munus» e codificazione del diritto canonico.


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