NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo

S. Pio X e Don Guanella

S. Pio X e Don GuanellaIl rapporto che si instaurò tra papa Sarto e don Luigi Guanella fu un rapporto particolare di fiducia, di stima e di collaborazione, che ebbe proprio nelle numerosissime udienze pontificie (per ora sono una quarantina quelle documentabili dalle lettere ed altri scritti guanelliani) i momenti dì maggior intensità.

Attraverso i racconti di quelle udienze è possibile ripercorrere la vita e le iniziative intraprese da don Luigi dal 1903 al 1914, poiché egli portava ai cospetto del Pontefice le "minime opere sue", realizzate o che aveva in cuore di realizzare.

E proprio durante quegli incontri che maturarono i progetti di diverse fondazioni (Cassiano del Meschio, Vicosoprano, Roma San Pancrazio, Roma Trionfale), la approvazione delle Figlie dì S. Maria della Provvidenza e la "messa a punto" dei Servi della Carità, il viaggio in America...

Il Redentorista padre Claudio Benedetti, che ebbe modo di conoscere intimamente don Guanella, ricordava come Pio X - sia pure dopo un periodo iniziale in cui confondeva don Guanella con altri celebri religiosi altrettanto benvoluti - avendone accertato le rette intenzioni, i costumi purissimi e l'ardente zelo per la gloria di Dio e la salute del prossimo, nelle ore libere lo ammetteva volentieri alla sua presenza e conversava con lui "come un padre, anzi come un amico", non disdegnando talvolta "di discendere anche a qualche graziosa lepidezza per sollevarsi o per sollevarlo" (Positio super virtutibus, p. 116).

Don Guanella, da parte sua, ricorda mons. Bacciarini, considerava questi incontri con il vicario di Cristo come una grazia speciale e di ritorno ne parlava in tutte le case "con indicibile consolazione" (Positio super virtutibus, p. 269). Le udienze dei primi anni furono piuttosto formali, come quella di giovedì 28 gennaio 1904, durante la quale il Pontefice augurò a don Guanella: "Prosperino le Case della Divina Provvidenza" e, rivoltosi a suor Marcellina Bosatta e suor Giuseppina Fusi che lo accompagnavano, aggiunse: "Siate buone... aiutatelo... aiutatevi..." (Lettera a mons. Giovanni Battista Baroni, Roma, 31 gennaio 1904).

Successivamente però, quel sacerdote montanaro catturò l'interesse di Pio X e le udienze si fecero via via più frequenti ed intime. Particolarmente incisiva fu per don Luigi, quella della sera del sabato 1° dicembre 1906, durante la quale ebbe modo di soffermarsi a lungo sullo sviluppo dei suoi istituti. Scrivendo di quell'incontro confesserà di aver vissuto "momenti felicissimi, i più felici della vita" e "momenti di Paradiso" (Lettere a suor Marcellina Bosatta e a Giuseppe Canevelli, Roma, 2 dicembre 1906).

E dalle pagine del bollettino "La Divina Provvidenza" racconterà: "Là, innanzi al Vicario di Cristo, mi sentii in un'atmosfera di pura spiritualità; e più guardavo il Santo Padre, più mi pareva di essere vicino ad un uomo che, toccando coi piedi in terra, ha l'anima in cielo. Vi ho passato momenti di contentezza inesprimibile e al fulgore dei suoi raggi, sentivo tutta la mia piccolezza e pregavo Iddio di elevarmi ad altezza di vedute e di opere" ("La Divina Provvidenza", dicembre 1906, p. 175).

Dinanzi ad un don Guanella riverente, estasiato, non c'era però un pontefice ieratico e distante ma un Papa bonario che non temeva di essere a volte finanche scherzoso. Così come quella volta, il venerdì 1° aprile 1910, che dopo aver ascoltato la Messa celebrata dal Papa, don Luigi fu eccezionalmente ammesso ad udienza e, trovandoselo davanti, Pio X chiese ridendo a don Guanella chi l'avesse introdotto; questi balbettando indicò mons. Attilio Bianchi, al che il Papa ripigliò: "Ah! voi due siete in lega!".

Alcuni mesi dopo, il pomeriggio di venerdì 18 novembre 1910, Pio X, piuttosto schivo al cerimoniale di corte, all'udire il maestro di camera annunciare: "Presento mons. Bressan ed il canonico don Luigi Guanella", esclamò con arguzia: "Che canonico! Che Guanella! Non falsate i nomi! Dite: don Luigi! Venga don Luigi!". E don Luigi, raggiante di gioia, andò a prostrarsi a piedi del Papa.

Anche durante le udienze pubbliche tra Pio X e don Guanella vi era un'intesa particolare. Così sabato 6 gennaio 1912, giorno dell'Epifania, don Luigi era in udienza con tanti altri pellegrini e, come raccontò dopo all'architetto della chiesa del Trionfale, Pio X lo salutò semplicemente: "Don Luis, e voleva significare che ci saremmo trovati con lei" (Lettera all'ing. Aristide Leonori, Roma, 6 gennaio 1912).

La stima che Pio X nutriva nei confronti del sacerdote comasco trapelava anche nelle udienze concesse ad altri personaggi. Giovedì 7 marzo 1912, pochi giorni prima dell'inaugurazione della chiesa del Trionfale, Pio X ricevette le Dame dell'Associazione romana per le Chiese povere. Dopo aver osservato con attenzione gli arredi sacri offertigli, il Papa chiese: "Non c'è nessuna tra voi che non conosca quello straccione di Don Luigi Guanella?". "Io lo conosco", rispose la moglie di Lino Galli, direttore della Cassa Depositi e Prestiti, e allora il S. Padre soggiunse: "Ebbene fatene avere un po’ di questi arredi a lui".

Probabilmente il discorso cadde poi su don Guanella e sullo stile di povertà con cui voleva condurre le sue istituzioni. Pio X, fattosi serio e scandendo le parole, soggiunse: "però don Guanella ha a sua disposizione i miracoli" (Positio super virtutibus, pp. 99, 590s).

Anche in occasione dell'udienza tradizionalmente concessa da Pio X ai bambini di Roma nella loro prima Comunione, il Pontefice ebbe un pensiero per don Guanella. Ricorda suor Paolina Bertani una delle prime religiose Guanelliani addette alla chiesa del Trionfale: "Per la visita al Santo Padre le nostri bambine, a differenza delle altre chi sembrano tanti principessine, si distinguono per la semplicità del vestire e per la caratteristica ghirlandina di fiori che orna la loro testa, perciò sono fatte segno a maggior attenzione. Monsignor Camillo Caccia Dominioni, che accompagna Sua Santità Pio X, dice: "Queste sono le primizie di don Guanella". Sua Santità muove il labbro a un compiacente sorriso e poi soggiunge: "Ah! don Guanella! E dov'è don Guanella?". Noi rispondiamo: "In Lombardia". "In Lombardia? Che fa in Lombardia? A rubare?", soggiunse. "Sì, è vero! Don Guanella è un ladro della Provvidenza,! Ditegli che il Papa lo aspetta a Roma perché lo vuole mettere in carcere".

Don Guanella, avvertito della cosa, si precipitò a Roma per recarsi alla presenza dal Pontefice, il quale intese "carcerarlo" dandogli due offerte per la chiesa di San Giuseppe, una di Lire 10.000, seguita da altra di Lire 20.000. Argomento delle udienze, per quanto si è visto e ci è dato di sapere, era l'andamento delle Case guanelliane, l'espansione delle due Congregazioni, il progredire delle nuove fondazioni soprattutto di quelle romane.

Non mancarono tuttavia occasioni in cui don Guanella si fece portavoce di questioni di più vasto respiro. Storicamente rilevante il suo interessamento, nel 1905, circa la possibilità di ottenere dalla Santa Sede l'autonomia ecclesiastica valtellinese con l'erezione della diocesi di Sondrio, staccandola dalla vastissima diocesi di Como. Don Luigi riferì poi all'arciprete di Sondrio sull'incontro avuto a tu per tu per mezz'ora con il Pontefice, "di buon tempo", il sabato 11 febbraio: "al Santo Padre ho comunicato l'idea dei Valtellinesi per l'autonomia e gli ho brevemente esposte le ragioni, ma il Santo Padre con pari prestezza espose il suo parere negativo" (Lettera a don Alfredo Miotti, Como, 31 marzo 1905).

Il progetto non andò in porto perché il Papa - rivelò don Guanella ad un altro sacerdote valtellinese suo nipote - aveva risposto: "niente separazione... tengo a concentrare... e ripeté per tre volte: niente separazione e ne diede ragioni sue" (Lettera a don Pietro Buzzetti, Roma, 14 febbraio 1905), che noi purtroppo ignoriamo.

Non disdegnò di spendere una "buona parola" con il Papa, durante la lunga udienza durata tre quarti d'ora del mercoledì santo 12 aprile 1911, a favore dell'amico card. Andrea Carlo Ferrari, quando la bufera delle accuse moderniste si abbattevano sui seminari e sulla diocesi di Milano: "Volli alludere ai gravi dispiaceri toccati alla Eminenza Vostra ed alla Diocesi, e rispose non doversi dare troppo peso al giudizio di giornalisti; che della Diocesi Milanese ne ebbe sempre stima assai al punto di presentare al S. Padre Leone XIII ben 20 ecclesiastici distinti per il peso della mitra e lui averne già consacrati ben 23 Vescovi ultimo il Parroco di Carate. Mi permisi osservare al Santo Padre che l'Em.mo di Milano è in voce comune di alta stima di santità e mi adoperai a raccontargli aneddoti che ascoltò con viva attenzione e conchiuse dicendo che talun gruppo di sacerdoti fosse motivo alla spiacevole vertenza". (Lettera al card. Andrea Carlo Ferrari, Roma, 12 aprile 1911).

Guanella 1912Don Luigi Guanella in una foto del 1912 (Fonte: Wikipedia)E sarà con la benedizione di Pio X, infine, che don Guanella si preparerà a varcare l'oceano per portare nella lontana America la sua opera di carità. Sabato 23 novembre 1912, accompagnato dallo Scalabriniano padre Vittorio Gregori, don Luigi ricevette quel prezioso biglietto di presentazione, scritto di proprio pugno da Pio X, che raccomandava ai vescovi statunitensi "il benemerito fondatore" e le sue religiose che "operano prodigi di vera carità" (Autografo di Pio X, Vaticano, 2 dicembre 1912).

Al momento della consegna il Papa disse celiando: "Attento a non andare in superbia!". E don Guanella replicò: "Basta che non mi arrestino e mi lascino celebrare la Santa Messa". Ma poi, uscito dall'udienza con tanto cimelio in mano, a ragione scrisse: "II Vaticano è molto a nostro favore. Pregate" (Lettera a suor Marcellina Bosatta, Roma, 23 novembre 1912).

In una delle ultime udienze private (l'ultima potrebbe essere quella di lunedì 2 febbraio 1914) la sintesi e l'apice di questa lunga storia di benevolenza e fedeltà. Il 17 settembre 1913, Pio X ricevendo don Guanella gli chiese notizie sulle opere in America. Don Luigi fece allora vedere al Papa una lettera del parroco di Chicago sull'attività delle suore Guanelliane. Il Papa prese la lettera, la lesse e la riconsegnò dicendo: "Io e voi ci siamo intesi!".

 

 

Fonte: Opera Don Guanella

Hanno detto di Lui

Area riservata

Accedi Registrati

Google Translate

itzh-TWenfrdeptrues

Donazioni239x100

Condividi su:

FacebookTwitterDeliciousStumbleuponReddit