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Pio X «vero Papa»

 

 

elezioneDichiariamo a priori che l’affermazione «vero Papa» non pone in dubbio, minimamente, la validità canonica della elezione del Card. Sarto a Sommo Pontefice, la quale è sigillata, per la divinità di autenticità e di primato del verbo stesso di Cristo: “Tu sei Pietro” e “Pasci i miei agnelli”.

L’affermazione «vero Papa» vuol essere la dimostrazione che in Pio X - come in tutti gli altri Papi che furono, che sono e che saranno – si verificano quelle circostanze, non quelle condizioni, d’ordine morale, che Giovanni Papini, nelle conclusioni realistiche della sua prosa sconcertante, ma pienamente aderente e combaciante con il credo cattolico, vede e riscontra in ognuno dei «vice Re» di Cristo, seduto legittimamente sulla ‘sedia di Cefa’. Sono considerate considerazioni positive del poeta, anche se non del tutto indispensabili, ma comunque atte a comporre, con altre, una degna cornice alla figura di un Pontefice ed alla storia di un Pontificato.

Scrive il Papini (G. Papini, Cielo e terra, cap. 4°, pag. 39 e seg., Editrice La Fiorentina, 1943):

“UN PAPA CHE NON SOFFRE NON È UN VERO PAPA”.

Per Pio X la sofferenza fu l’alfa e l’omega del Pontificato. Allorquando, nella divina prigionia della Cappella Sistina (divina perché vi era discesa la luce dello Spirito Santo) il 4 agosto 1903 il Card. Orelia di Santo Stefano chiese al Cardinale Sarto se accettava la elezione, canonicamente avvenuta, a Sommo Pontefice, il Designato rispose piangente “accetto come una croce” e si impose il nome di Pio “in ricordo di quei Papi, che maggiormente soffersero per la Chiesa”.

La voce soprannaturale di questa intima sofferenza non fu sopraffatta dallo squillo trionfale delle trombe d’argento, osannanti al nuovo Pontefice nel giorno della sua incoronazione, per cui chi vide Pio X in quella circostanza poté chiamarlo Vittima augusta, condotta sull’ara del sacrificio.

La grande sofferenza di Pio X ebbe un solo nome ‘apostasia da Dio’ e solo l’enunciarla, nella prima Enciclica ‘E supremi apostolatus cathedra’, gli costò calde lagrime e lo stesso dolore e profonde invocazioni di ambascia, che eruppero dal cuore di St. Anselmo, quando si vide costretto ad accettare l’onore dell’Episcopato.

L’apostasia, denunciata da Pio X toccava ogni campo.

Quello della fede e della sua filosofia, della teologia, dei dogmi, della morale, della critica storica, per giungere a ridurre l’adorabile figura del Redentore a quella di semplice uomo (Modernismo); quello delle secolari, pacifiche e necessarie relazioni diplomatiche, con vari stati che, sotto inconsistenti, falsi pretesti giunsero alla scissione di patti, di concordati con la S. Sede, avendo di mira, non troppo occulta, la lotta contro i principii e postulati cattolici, contro clero, ordini, istituzioni cattoliche, contro il romano Pontificato, agognando la scristianizzazione delle masse.

La Francia sta in prima linea, con una lotta che fa esclamare a Pio X “la nostra anima è riboccante di dolore ed il nostro cuore si riempie di angoscia, quando il nostro pensiero si fissa su voi, figli della Francia dilettissima” (enciclica Vehementer dell’11 febbraio 1906); seguono la Spagna, la Bolivia, il Portogallo, l’Equatore, la Germania con provvedimenti di governo più o meno gravi, ma sempre lancinanti il cuore di Pio X, tutto proteso all’amore di Dio e dei figli di Dio.

Altri campi di sofferenza per il Papa furono l’indisciplina di non pochi sacerdoti, che vivevano incontrollati a Roma e solo un atto di fortezza di Pio X, che non avrebbe voluto compiere, li ridusse al ritorno alle loro sedi d’origine; la riluttanza nell’accettare le provvide disposizioni pontificie di soppressione di diversi piccoli seminari diocesani, viventi una vita stentata; la durezza nell’accettare i decreti pontifici sulla comunione frequente e dei fanciulli in tenera età, da parte di chi non sapeva liberarsi dalle deleterie idee e principi giansenistici; fu sofferenza somma l’attentato dei Marioviti, che avevano l’ardire di proclamare loro capo spirituale Maria Francesca Kozlowska, ricono0scendola per «madre santissima», attribuendole pari santità alla Vergine Maria e confermando che senza la protezione di una tal donna non poteva esserci salvezza alcuna.

Se queste a ben altre ancora, furono le spine del Cuore di Pio X, molte altre non ebbero la potenza di farsi conoscere, perché trattenute gelosamente nel cuore stesso del grande Sofferente e sono ciò che il Papini (o.c.) dichiara “infinitamente più aspri e duri sono i tormenti interiori del Pontefice”.

Continua lo scrittore: “la crocifissione di Pietro, il martirio dei primi Pontefici da Lino a Marcello, la ceffata a Bonifacio VIII, la prigionia di Pio VII furono i visibili frammenti della passione di Cristo, continuata nei suoi Vicari”.

E continuò con Pio X.

Anch’Egli fu spiritualmente crocifisso: “il Papa, più che legato è crocifisso; chi è inchiodato non si può muovere … chi è inchiodato non sbaglia mai. E Pio X, inchiodato con Cristo sulla Croce, non sbagliò. Fu una croce vivente; un’anima inchiodata alla passione di Gesù!” (P. Bargellini, Santi come uomini, Edizione Vallecchi, Milano).

Anch’Egli assaporò il martirio, non della carne, ma dello spirito; martirio di incomprensioni, di disobbedienze, di calunnie, di travisamenti, di abbandoni, di deviazioni del proprio pensiero, di persecuzioni alla propria parola, alla propria intenzione, alla propria persona in quanto rappresentante di N.S.; nel silenzio Pio X sofferse e pur continuò ad amare!

Anch’Egli subì la ceffata da uno Sciarra Colonna del proprio tempo, Ernesto Nathan, sindaco di Roma, con il violento, blasfemo, antistorico ed anticivile discorso commemorativo della presa di porta Pia; da uno Sciarra Colonna del proprio tempo, Giovanni Bovio, con la insultante parola espressa all’occasione della inaugurazione del monumento a Giordano Bruno ed entrambe queste ceffate in piena Roma, città eterna e papale!

Anch’Egli subì prigionia, per reazione legittima ai dolorosi fatti della presa di Roma, per la cupa sordità, per la massonica durezza nell’ascoltare i ripetuti accenni di Pio X, per una pacifica soluzione della ’questione romana’.

Una vita che si inizia nella sofferenza, non può che terminare nel dolore; Gesù lo insegna nato nelle privazioni di una grotta, muore tra i tormenti della croce.

Pio X non poteva essere dissimile e discostarsi troppo dal suo Maestro che lo aveva voluto suo Rappresentante in terra; perciò l’accettazione dolorosa del Pontificato doveva chiudersi attraverso le trafitture, inferte al suo cuore di Padre universale, da milioni di punte di baionette, in mischia pazza per una grande guerra.

“I potenti che potevano fare, non ascoltarono l’Impotente sulla Croce che ripeteva con Gesù: «non sanno quello che fanno» … la guerra era scoppiata il 28 luglio 1914; il 20 agosto, cioè ventidue giorni dopo Pio X moriva … ferito nel cuore di padre inascoltato, di paciere deluso!” (Bargellini, o.c.).

Pio X aveva sofferto, sommamente sofferto: era «vero Papa».

 

(continua)

 

 

 


Fonte: b.p. su Ignis Ardens marzo-aprile 1966


 

 

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