NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo

Profezie e profeti nella vita di San Pio X

 

 

Profezie e profeti nella vita di San Pio XIl Profeta Malachia in un affresco a ViterboCome in tutte le vite dei Grandi, così anche in quella di Pio X non mancarono le profezie; ad ogni gradino della ascesa nella gerarchia ecclesiastica di Giuseppe Sarto, ecco far capolino un «veggente» che gli annuncia un passo avanti, uno scalino più in alto; Egli, l’interessato, accoglie con sincera incredulità, con una spontanea scrollatina di spalle, con un sorrisetto che equivale a “non può essere vero, perché so quello che valgo” la notizia profetica, la quale gli farà scrivere il 30 giugno 1880 al cugino pure sacerdote, in merito alla diceria che il canonico Sarto sarebbe vescovo di Vicenza:

“Vostro cugino è ben lontano dal desiderare quei posti sublimi, perché conosce tutta la sua miseria ed è appunto in vista di questa che egli ha accettato uno degli ultimi uffici nella sua diocesi, qual è quello di Cancelliere Vescovile, anche questo troppo elevato per la sua limitata capacità”.

Un voto, che benissimo può chiamarsi «profezia», si può leggere nel certificato del «26 febbraro 1866» del parroco di Tombolo don Antonio Bonaventura Costantini; in esso, enumerando “per la pura verità e tacto pectore sacerdotalis” le doti ed i pregi di anima e di intelligenza del suo coadiutore don Giuseppe Sarto, innalza voti perché “molti siano i giovani sacerdoti che li imitino”, quasi leggendo nel futuro la vita ricca di virtù che il Sarto avrebbe vissuto per al propria edificazione e per quella del mondo intero.

Il Servo di Dio Card. Merry del Val, ringraziando chi gli aveva offerto copia fotografica di tale certificato, scriveva in data 20 ottobre 1928 che esso è

“tanto più prezioso, in quanto si riferisce ad un tempo, in cui l’adulazione non poteva sussistere, né l’interesse ispirare testimonianza più sincera”.

Altra affermazione profetica, più specifica, lo stesso don Costantini ebbe a lasciare, scrivendo a don Tositi, parroco di Quinto, alla vigilia del panegirico di S. Antonio, tenuto dal Sarto in Duomo di Treviso, presenti il Vescovo, il Capitolo, il Seminario e folla di devoti:

“Don Bepi è un buono e bravo giovane. Attende alle mie parole: presto lo vedremo parroco di una delle più importanti parrocchie della diocesi e poi con le calze rosse e poi …?”.

In quella semplicissima parole “poi” sta ciò che mons. Marchesan (dalla cui opera su Pio X togliamo la notizia) si chiede: “che direbbe oggi il buon Costantini, vedendo che il suo don Giuseppe è, senza dubbio, andato più in là di quello che egli stesso non tendesse, con la sua meravigliosa profezia?”.

Lo stesso Marchesan nota che vari furono i profeti, che vaticinarono sulla vita del Figlio di Riese e ricorda un certo Tacchini, laico gesuita, che ogni qualvolta si presentava il Vescovo Sarto, voleva baciargli la pantofola, anziché l’anello (cosa che il Presule non consentiva) affermando fin da allora che il Sarto sarebbe stato Cardinale, Patriarca e poi Papa! Si noti anche la veridicità della previsione, in quanto mons. Sarto fu creato prima cardinale, poi patriarca, così deciso dal Papa Leone XIII per premiarlo con la porpora, prima di illustrare con essa la sede veneziana.

Vengono poi il Padre Bernardino da Portogruaro, già ministro generale dei frati Minori, il quale, alla nomina del Cardinale Sarto, da lui ben conosciuto, esclamò “questo sarà il futuro Papa”; il pittore Eraclio Minorzi da Vicenza, che, avendo eseguito per conto della parrocchia di Riese un quadro ad olio del Patriarca Sarto, a lavoro ultimato presente l’Eminentissimo che aveva posato disse: “Vostra Eminenza somiglia a Pio IX; metteremo sotto la dicitura «ritratto di Sua Santità»”; il Cardinale sorrise, ben lontano dal pensare ai disegni della Provvidenza!

Ancora: mons. Carlo Agnoletti, collega di insegnamento di mons. Sarto nel seminario di Treviso, recatosi il 15 luglio 1903 ad ossequiare il Patriarca, si espresse di baciargli la mano per l’ultima volta, perché in avvenire “verrò a Roma a baciare la pantofola”. Chiesto dal Sarto il motivo di tale parlare, “Vostra Eminenza, rispose l’Agnoletti, quando in passato mi scriveva, mi dava sempre del «tu»; l’altro ieri per la prima volta mi diede del «voi»; segno questo che vuol incominciare a mettersi in sussiego”. Il Patriarca sorrise bonariamente, salutò l’amico con la consueta larga cordialità, trovando, dopo poco la partenza dell’Agnoletti, un suo distico latino, scritto su un pezzetto di carta:

“Supremum quod dictum a carmine «te osculor» hoc est; Iam venerandus eris, Maxime, Papa mihi” (L’ultima affermazione nella poesia «ti bacio» significa: sarai, o altissimo Personaggio, il Papa che io venererò).

Infine, è la volta del parroco di Dese, presso Mestre, don Angelo Borbon, che il 13 luglio 1903 metteva nelle mani del patriarca Sarto un poetico vaticinio latino; il 10 novembre 1903 Pio X ricevette un pellegrinaggio trevigiano e scorgendo fra i devoti anche il Borbon, lo benedisse, gli accarezzò “il largo fulgente capo” e sorridendo gli disse: “E quegli anagrammi?”.

Altre voci profetarono il triregno al Sarto; ma vanno prese con il beneficio d’inventario, perché non trovano riscontro in alcuna testimonianza e si poggiano soltanto sul ‘si dice’, come la profezia di Papa Leone, che avrebbe consolato il Perosi, chiamato a Roma, dal suo distacco dal cardinale Sarto, con questa frase: “fra non molto avrete qui con voi il vostro Patriarca, Nostro Successore!”.

Invece una profezia che finora è rimasta del tutto ed a tutti sconosciuta, anche allo storico Marchesan, è la seguente, balzata fuori adesso da una ricerca di vecchi documenti.

Appianata finalmente la questione dell’exquator per il Patriarca Sarto, in attesa del suo solenne ingresso in Venezia, i veneziani lanciarono l’iniziativa di «un obolo» da offrirgli per la Messa solenne dell’ingresso e del dono di una «gondola»; iniziativa che ebbe piena realizzazione.

Gli artisti Casal e l’intagliatore Besarel si posero all’opera per la «gondola» mentre le «commissioni parrocchiali appositamente elette» raccoglievano le offerte spontanee dei fedeli.

Appoggiò questa iniziativa un piccolo foglio, che dalla stessa sua intitolazione dice tutto «Il senza pretese»; vide la luce nel 1886 e veniva stampato in Venezia dalla tipografia S.S. Compositori, in calle dei Fuseri al n. 4423 e lo dirigeva «Antonio Vigo gratuito patrocinatore dei popolani»: ogni copia costava centesimi due.

Questo volantino in data 10 novembre 1894 al n. 92 appoggiava l’iniziativa delle Commissioni parrocchiali «per la fausta circostanza della venuta del Cardinale Sarto a nostro Patriarca, che sarà il 24 corrente novembre» e scrive:

“Sollecitiamo tutti i buoni diocesani a farGli (al nuovo Patriarca) accoglienze dignitose e reverenti, degne di veri cattolici, che salutano il loro desiderato Padre e Pastore, il quale dalla cattedra dei Giustiniani porterà in mezzo a questa popolazione la pace e la concordia, basate sulla vera carità cristiana, fra popolo e clero; questo, ben disciplinato, istruirà le masse da renderle sempre più morigerate, facendo cessare ogni partigianeria e scomparire le brutte abitudini della bestemmia e del turpiloquio in queste provincie; e quando a Dio piacerà, egli, dalla cattedra dei Giustiniani, verrà chiamato a quella del Gran Pietro; da colà ammaestrerà nelle pure massime del Vangelo tutti i popoli della terra ad amarsi come fratelli, non più divisi da barriere doganali, né terrorizzati da eserciti e flotte armate di inumani cannoni, flagellatori della umanità!

Abbiamo illimitate speranze in questo Principe della Chiesa cattolica; a ciò ci induce perché a questo eminente posto fu veramente chiamato da Dio, e non per raccomandazioni mondane, poiché egli deve tutto a se stesso l’alta sua posizione conquistata palmo a palmo colle sue veramente cristiane virtù intelligenza, costanza negli studi accurati e severi, pei suoi costumi semplici ed esemplari da renderlo da tutti venerato e degno di pascere e guidare ad una sola religione tutti i popoli del mondo, il che avverrà non coll’ingrandire i difetti delle varie religioni, ma col dimostrare col fatto che i cattolici siano più degli altri tolleranti, morigeratori, caritatevoli, civili, socievoli e meno egoisti …”.

Dopo la lettura si rimane certamente perplessi, meglio ammirati, per una indicazione profetica così esplicita, piena, certa e sicura che non si potrebbe immaginare né esprimere!

Questo felice «profeta» in pochi e semplici tratti ha preconizzato il Pontificato al Cardinale; ne ha, a larghe pennellate, dato per certi gli aforismi della sua azione apostolica, inquadrandola nelle «pure massime del Vangelo», di quel Vangelo che a Lui magnificamente bastò “per ridurre in un attimo alla verità od all’errore le costruzioni più superbe”; ne ha identificato la sorgente spirituale “della pace e della concordia” in quel cuore di Padre universale che “ben sentiva – scrisse Vittorio Emanuele Orlando – come nel mondo dello spirito si conquista col dare, sempre col dare anche a chi non chiede, senza limiti, senza condizioni, senza riserve”; ed in questa forma Pio X diede il suo cuore.

Inoltre, la profezia parla di ammaestramento di tutti i popoli della terra, deprecando le divisioni, le sopraffazioni, la corsa agli armamenti, le guerre; parla di pascere e di guidare ad una sola religione tutti i popoli della terra ed indica il rispetto dovuto ai fratelli separati ed il comportamento dei cattolici verso di essi! Tutto ciò sembra una eco lontana della voce del recente Concilio Ecumenico Vaticano II; sembra quasi una traccia, una falsariga che esso calcherà, per condurre l’umanità alla vitalità del Vangelo, il quale “ha sempre rappresentato un fermento di libertà e di progresso, di fraternità, di unità e di pace” (Decreto Ad Gentes, cap. I).

Quindi se la profezia tale annunciava il futuro Pio X, ne consegue che Egli, nei piani della Divina Provvidenza, va considerato come quella di un ispirato Operaio, poiché “la sua opera di larga seminagione della parola di Dio e degli insegnamenti del Signore” fu un immenso apporto al Concilio Ecumenico.

Il venerato Arcivescovo di Modena, nella omelia tenuta a Riese il 3 settembre 1966, festa liturgica di S. Pio X, sottolineava:

“Dopo mezzo secolo circa dalla morte di Pio X è avvenuto che un Pontefice che gli assomigliava, un Pontefice, come Quello, di semplicità evangelica, ha compreso che la seminagione di Pio X aveva dato tanti frutti alla chiesa e dopo il tempo della semina era necessario quello del raccolto di tutto quanto i Papi Suoi Predecessori, specialmente San Pio X, avevano compiuto ed ha voluto il Concilio Ecumenico, nuova primavera della Chiesa!”.

Accogliamo pertanto con commozione anche la ‘profezia’ ed il suo ‘profeta’ oggi soltanto venuti alla luce dopo 72 anni di silenzio, durante i quali gli eventi storici ne hanno confermata la veridicità e i disegni di Dio la hanno coronata nel tempo per la eternità beata.

 

 

 


Fonte: Bepi Parolin da Ignis Ardens di novembre-dicembre 1966

 

 

 

 

Hanno detto di Lui

Area riservata

Accedi Registrati

Google Translate

itzh-TWenfrdeptrues

Donazioni239x100

Condividi su:

FacebookTwitterDeliciousStumbleuponReddit