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Papa San Pio X: Profeta della Grande Guerra (parte 1 di 3)

 

 

Papa San Pio X: Profeta della Grande GuerraDurante la sua passeggiata nei giardini vaticani nella primavera del 1914, Papa San Pio X, Giuseppe Melchiorre Sarto, si è fermato davanti alla grotta di Lourdes, si è rivolto a monsignor Bressan, il suo confessore, e ha detto: "Mi dispiace per il prossimo Papa. Io non vivrò per vederla, ma purtroppo è vero che è in arrivo, molto presto, la «religio depopulata»”.


Il termine «religio depopulata» (la religione devastata) si riferisce alla profezia del santo irlandese Malachia, e doveva essere applicata al regno del successore di Pio X al trono di San Pietro. Che San Pio X potesse prevedere lo spopolamento dell’Europa, soprattutto nella misura in cui quella tragedia avrebbe potuto influenzare la Chiesa cattolica, è davvero una delle caratteristiche più salienti del rapporto tra questo Papa e la prima guerra mondiale (1914-1918).


Molti strateghi geo-politici e osservatori di alto livello avevano chiaramente immaginato una sorta di conflitto tra due o più delle sei grandi potenze europee (ad esempio, Russia, Gran Bretagna, Francia, Austria-Ungheria, Italia e Germania), ma nessuno aveva previsto la caduta della civiltà cristiana tradizionale, ad eccezione di San Pio X. Anche il suo Segretario di Stato e confidente intimo, il cardinale anglo-spagnolo Merry del Val, era incapace di spiegare l'insistere del Papa su quello che prevedeva non solo come guerra e sangue, ma come perdita della casa comune europea; una perdita che espone al travaglio la Chiesa cattolica e alla miseria e alla perdita della preponderanza dell’umanità.


Una situazione molto simile, che coinvolgeva la visione del Papa nel futuro evento geo-politico, è avvenuta durante l’udienza con la futura imperatrice austriaca Zita nell'estate del 1911. La principessa Zita della casa reale franco-italiana di Borbone-Parma si era appena fidanzata con il futuro erede al trono imperiale austriaco, l’arciduca Carlo. Carlo nel 1911 era il secondo nella linea verso il trono del suo prozio Francesco Giuseppe che aveva regnato sull'Impero d’Austria multinazionale dal 1848.


Il Papa che, insieme con il cardinale Merry del Val, era stato un grande sostenitore della tradizione europea degli Asburgo, si è congratulato con la principessa per le sue nozze imminenti. Al termine di una conversazione che ha avuto inizio con "Sono molto contento di questo matrimonio e mi aspetto molto da esso per il futuro ... Carlo è un dono del cielo per quello che l'Austria ha fatto per la Chiesa", il Papa sembrava vagare nei suoi pensieri quando si riferiva al futuro marito di Zita come erede al trono.


Quando la giovane principessa ha precisato gentilmente che il suo futuro marito non era l'erede diretto al trono (prima veniva suo zio, il predestinato Franz Ferdinand), San Pio X si è fatto serio e ha insistito che Carlo sarebbe stato presto imperatore. Quando lei ha assicurato che Franz Ferdinand non avrebbe certamente rinunciato, essendo nel fiore della vita, il Papa sembrava turbato e ha detto con voce pesante e a bassa voce: "Se si tratta di una abdicazione ... non lo so".


Che Papa San Pio X avesse avuto presentimenti precisi relativi ai due grandi eventi dell'anno 1914, anni prima che questi eventi si verificassero, è semplicemente straordinario e una manifestazione della sua intimità con il divino e della sua paterna sollecitudine per la vita quotidiana dei fedeli europei. Queste intuizioni rivelano anche il riconoscimento chiaro del Papa del fatto europeo primario del suo tempo: che l'Austria degli Asburgo era la pietra angolare dell'Europa. Per spostare l'edificio, si doveva scavare e rimuovere la pietra. La prima guerra mondiale, la Grande Guerra, era semplicemente lo sradicamento di questa pietra. E' stata una guerra in cui è stato distrutto il cuore politico della cristianità cattolica, a quanto pare per sempre.


La nostra tesi è che l'Austria è stata la ragione della Grande Guerra e che il risultato più tangibile del conflitto è stato la rottura dell'Impero. Inoltre, negli articoli successivi sui papi e il loro rapporto con il grande conflitto, cercherò di dimostrare che il destino dell’Austria aveva molto a che fare con il suo attaccamento al Papato e che negli anni più critici del 1917-1918, la politica dell'Austria era in pieno accordo con gli obiettivi del Papa Benedetto XV.


Che il fallimento dell’Austria-Ungheria abbia segnato l'esclusione della voce dei papi dai consigli dell'Europa moderna, conferma semplicemente il fatto che, storicamente, il prestigio e l'influenza dell'altare e del trono salivano e scendevano insieme.

 

A) L'Europa prima del 1914: La Torre di Orgoglio

Quando guardiamo all'Europa del 1914, siamo costretti ad ammettere un fatto crudo: funzionava. Con questo, voglio dire che esisteva una società, tenuta in piedi dalle stesse istituzioni che l’avevano sostenuta per più di un millennio (ad esempio: il villaggio rurale, la Chiesa, le dinastie reali, le aristocrazie transnazionali). Questa società aveva fiducia in se stessa, lo testimonia la colonizzazione europea del mondo avvenuta fino a quell'anno. I suoi tassi di natalità erano molto elevati; i suoi re erano venerati e, anche, amati. L’industria, anche nella Russia agraria, si stava espandendo a una velocità sconosciuta nella storia umana precedente.


Perché, in un mondo in cui le luci erano finalmente accese, si sono spente così improvvisamente? Mi sto, ovviamente, riferendo qui alla famosa dichiarazione di Sir Edward Grey, ministro degli Esteri britannico nel 1914 e, ironia della sorte, uno degli uomini con la responsabilità maggiore per l'avvio del sanguinoso conflitto, in cui commentava lo spegnimento graduale delle luci di Whitehall la sera di agosto 1914, quando l'Impero britannico e l'Impero tedesco sono entrati in guerra: "Le luci si stanno spegnendo in tutta Europa; non le vedremo accese di nuovo nella nostra vita".


Come può essere che si siano spente le luci della «Torre d’Orgoglio», come Barbara Tuchman ha intitolato il suo libro sull’Europa pre-bellica? Come può essere che una civiltà che era nutrita meglio, più al sicuro di qualunque altra nel passato, con un’alfabetizzazione quasi universale (è stato dichiarato da alcuni storici contemporanei che c’è più analfabetismo oggi in Inghilterra che nel 1914), una civiltà in cui gli standard di cultura e dibattito parlamentare erano così alti che, nel 1890, a Berlino, c'era anche un mercato nero per i biglietti delle gallerie pubbliche del parlamento tedesco, sia caduta nell'oblio a causa di una auto-carneficina?


Qui, si possono citare fatti storici e opinioni in materia di diplomazia dietro le quinte, di livello delle truppe, dello stato delle ferrovie, e degli atteggiamenti geo-politici; comunque queste cose da sole erano solo manifestazioni di un disorientamento più fondamentale nella vita europea, quello che san Pio X ha identificato nella sua enciclica inaugurale «E Supremi Apostolatus» il 4 ottobre 1903. Qui il Papa, parlando del suo tempo, dice: "come ci si potrebbe aspettare di trovare spento tra la maggior parte degli uomini tutto il rispetto per il Dio eterno, e nessun riguardo alla Volontà Suprema nelle manifestazioni della vita pubblica e privata".


Forse è questo pensiero che aveva in mente San Pio X quando, il 28 luglio 1914, l'ambasciatore austriaco è apparso davanti a Pio X per informarlo che l'Impero aveva formalmente dichiarato guerra al Regno di Serbia. Durante questo incontro, l'ambasciatore ha chiesto al Papa di benedire le armi dell'esercito imperiale e reale di Austria e Ungheria. Per questo Pio X rispose: "Riferisci all'imperatore che non posso benedire né la guerra, né coloro che hanno voluto la guerra. Io benedico la pace". Quando l'ambasciatore ha poi proseguito con la richiesta di una benedizione personale per l'imperatore, Francesco Giuseppe, il Papa ha affermato: "Posso solo pregare che Dio lo perdoni. L'Imperatore dovrebbe considerarsi fortunato di non ricevere la maledizione del Vicario di Cristo!"


Quale sarebbe stato il risultato di una benedizione papale o di una maledizione papale non lo sapremo mai. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che il Papa San Pio X si rese conto di quello di cui sembravano ignari l'imperatore Francesco Giuseppe e la maggior parte dei generali europei: dichiarando guerra alla Serbia, il monarca asburgico aveva liberato i cani di una lotta lunga e micidiale che avrebbe livellato tutto ciò che la sua dinastia aveva costruito nel corso di circa 700 anni.


Qual’era la situazione europea, che ha dato a San Pio X tale preoccupazione nel 1914? Come ha fatto la "guerra breve" che tutti avevano pianificato a diventare la Grande Guerra, che ben pochi, se non solo il Papa, avevano previsto? Per capire la situazione europea, in via generale, com'era nel 1914, dobbiamo concentrare la nostra attenzione su altre due date: quella della rivoluzione francese del 1789 e quella della sconfitta di Napoleone e della restaurazione del sistema monarchico nel 1815.


La rivoluzione francese, una recrudescenza di entusiasmo per due forme antiche di governo, quella della Repubblica e quella della democrazia, aveva terrorizzato la grande massa degli europei - e degli americani - per la sua violenza, il suo rovesciamento insensato di antiche istituzioni, il suo ateismo anticlericale e la sua ostilità a tutto ciò che era cristiano.


Quest’aberrazione politica guidata dall’invidia sarebbe stata spazzata via nel 1795 a Parigi, da una folla monarchica che stava reagendo alla carestia, alla guerra incessante, e all’anti-cattolicesimo della Prima Repubblica regicida, se non ci fosse stato un giovane corso di origine italiana, Napoleone Bonaparte, a usare la mitraglia sulla folla in cerca di giustizia. Questo intervento ha salvato la Repubblica, l'eredità della rivoluzione, e ha creato le condizioni necessarie per diffondere quel fervore rivoluzionario in tutta Europa.


Questo è esattamente quello che è successo quando Napoleone Bonaparte ha istituzionalizzato la rivoluzione nel Primo Impero. Incoronandosi giacobino, Napoleone ha cercato di portare la rivolta massonica in tutta l'Europa, da Lisbona a Mosca. Non c’è riuscito, dopo una generazione di stato di guerra, per merito della vittoria di Nelson nella battaglia di Trafalgar e della sconfitta per mano del Duca di Wellington nella battaglia di Waterloo nel 1815.


Dopo il Congresso di Vienna, le potenze europee di Russia, Prussia (in seguito diventata leader del secondo Reich tedesco), Austria, Gran Bretagna, e una Francia riabilitata monarchicamente, si sono calmate in un ordine politico un po' teso e relativamente stabile, di imperi multinazionali uniti dalla fedeltà a un monarca e dal comune desiderio di evitare un altro focolaio di barbarie come quello sperimentato durante la Rivoluzione Francese. Per circa 100 anni questo sistema è stato l'Ordine Europeo, anche se sentimenti democratici e rivolte, il repubblicanesimo francese, e le sette massoniche agivano sempre come cellule cancerose pronte a uccidere il corpo di quell'Ordine.


In breve, quello era il Grande Ordine Europeo, entrato nell'incertezza del 20° secolo. Questo sistema strettamente interconnesso aveva una particolare preoccupazione e punto di instabilità: l'Impero Ottomano, la Turchia, l’«Uomo Malato dell’Europa». I turchi Ottomani, una tribù Turco-Tartara islamica dell’Asia centrale, nel primo Rinascimento ha iniziato a spingere i Greci bizantini fuori dell'Asia Minore e, infine, è entrata in Europa, dove ha soggiogato bulgari, serbi, greci e bosniaci.


Il punto più alto dell'avanzata turco-islamica fu nel 1683 alle porte di Vienna, dove il re polacco Jan Sobieski la fermò. Da quel momento in poi ci fu un ritiro lento e agonizzante attraverso la penisola balcanica fino a quando, nel 19° secolo, l’Impero Ottomano perse la sovranità di Serbia, Grecia e Romania. Durante la guerra dei Balcani del 1912-1913, i possedimenti europei del sultano si sono ridotti alla Tracia orientale o alle prese che ha la Turchia fino a oggi. A causa del mix etnico e religioso di questa zona, e per la vulnerabilità dei piccoli regni, che, come rocce marine, emergevano con il ritiro del diluvio islamico, l'instabilità cronica che caratterizzava la regione ha dovuto essere "sistemata" dagli imperi multinazionali dell’Austria e della Russia.

 

 

 


Nei prossimi articoli vedremo i punti successivi:

B) Bosnia 1914: Il barile di polvere prende fuoco
C) Il dilemma austriaco e l’appello del Papa per la pace

D) Il tormento estivo del Papa e dell'Europa cristiana
E) Agosto di Passione

 


Fonte: Dr. Peter E. Chojnowski, PhD in DrChojnowsky (>English text) – Tradotto da Franco Pellizzari

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