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Il valore aggiunto di un vescovo cappuccino: Andrea Giacinto Longhin e Pio X

Andrea Giacinto LonghinResta singolare il fatto che Pio X il 17 aprile 1904 — Giuseppe Melchiorre Sarto era Papa da appena otto mesi — di sua iniziativa alla morte del vescovo di Treviso, Giuseppe Apollonio, scelse a succedergli il ministro provinciale dei cappuccini veneti, frate Andrea Maria da Campodarsego, al secolo Andrea Giacinto Longhin.


Si trattava della sua diocesi natale, che amava e conosceva bene avendola servita per tanti anni da cappellano, parroco, cancelliere, amministratore capitolare: farle personalmente il dono del nuovo vescovo era anche un segno di affetto. Peraltro conosceva bene padre Andrea avendolo avuto collaboratore per nove anni a Venezia.


Lo stimava molto perché dotto e santo: predicatore di grande consenso in città e nel territorio, che il patriarca stesso inviava nelle diocesi venete quando richiesto di un qualificato ministero di predicazione. Lo apprezzava quale insegnante di dogmatica colto e sicuro nello studio teologico cappuccino, formatore amato dagli allievi, tanto da affidargli l’istruzione spirituale dei chierici nel seminario patriarcale. Un teologo dotto, ma anche un francescano autentico, di matura vita spirituale e di uno zelo infaticabile che contrastava con la fragilità del suo fisico.


A Pio X piaceva sorprendere con le sue iniziative e nel caso smentire le probabili attese ambiziose e i pronostici faziosi. Principalmente era convinto che quell’uomo di Dio era il vescovo capace di avviare nella sua amata Treviso quella riforma pastorale che egli già a Mantova e a Venezia aveva incominciato, e che ora da Papa si accingeva a promuovere per tutta la Chiesa.


I rapporti tra il vescovo Longhin e Pio X, intensi e cordiali per tutto il decennio successivo, non furono solo affettivi (da padre e figlio, non da amici), bensì di collaborazione: il vescovo consultava o informava il Pontefice in ogni scelta significativa e Papa Sarto teneva in particolare considerazione le valutazioni del Longhin quando passava ai vescovi proposte di riforma.



Fonte: Lino Cusinato su l'Osservatore Romano

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