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Pio X e dialettica hegeliana

Hegel portrait by Schlesinger 1831Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda, 27 agosto 1770 – Berlino, 14 novembre 1831)
Pio X, senza molte discussioni, è stato uno dei pontefici più credenti e dedicati che il mondo abbia mai conosciuto. Per la sua fedeltà, Dio gli ha permesso di vedere dove erano dirette le tendenze del suo tempo, nell'era del modernismo, della teologia liberale e del pseudo-intellettualismo, delle quali l'evoluzione è stato uno dei movimenti più importanti.


Pio X era preoccupato per l'evoluzione su due fronti. In primo luogo, ha spesso condannato l'«evoluzione» della dottrina e della pratica cattolica che i modernisti cercavano di inculcare a forza sulla popolazione cattolica. A causa delle influenze dalla dialettica sociale, di Hegel e della teoria biologica dell'evoluzione sposata da Lyell e Darwin, molti teologi cattolici liberali insistevano sul fatto che anche la Chiesa doveva “evolversi”.


Nella Pascendi Dominici Gregis Pio X ha trattato il problema molto succintamente (*):

“Per concludere l'intera questione della fede e dei suoi vari rami, dobbiamo ancora prendere in considerazione, Venerabili Fratelli, quello che i modernisti hanno da dire in merito allo sviluppo dell'uno e dell'altro.

"Prima di tutto stabiliscono il principio generale che in una religione di vita tutto è soggetto a modifiche, e deve in realtà essere cambiato. In questo modo si passa a ciò che è in pratica la loro dottrina principale, vale a dire, l'evoluzione. Per le leggi dell'evoluzione tutto è soggetto, a pena di morte: il dogma, la Chiesa, il culto, i libri che venerano come sacri, anche la fede stessa.

"L'enunciazione di tale principio non sarà una sorpresa per chi tiene in mente quello che i modernisti hanno avuto da dire su ognuno di questi argomenti. Dopo aver stabilito questa legge di evoluzione, i modernisti stessi ci insegnano come funziona. E per primo, per quanto riguarda la fede: la forma primitiva di fede, essi ci dicono, era rudimentale e comune a tutti gli uomini allo stesso modo, perché ha avuto la sua origine nella natura umana e nella vita umana.

"L'evoluzione vitale ha portato con sé il progresso, non per l'accrescimento delle forme nuove e puramente accidentali dal di fuori, ma da una crescente perfusione del senso religioso nella coscienza ...

"Infine, l'evoluzione nella Chiesa stessa è alimentata dalla necessità di adattarsi alle condizioni storiche e di armonizzare se stessa con le forme esistenti della società ...”


Ovviamente, Pio X sapeva che la teoria dell'evoluzione era meno il risultato di fatti reali e più il risultato della dialettica hegeliana che aveva pervaso l'Europa nel 1800 e nel 1900. Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) ha proposto che la vita potrebbe essere compresa vedendo tutto come il risultato dell'incontro tesi-antitesi, che ha causato una sintesi. Come una cosa evolve, incontra una cosa opposta che evolve, e quando le due si scontrano, si produce una fusione delle due. La sintesi stessa diventa poi un'altra tesi, sfidata da un'altra antitesi, e così via.


Questa formula è stata applicata alla cultura, alla religione, alla scienza, all'economia, alla politica, e a tutto il resto sotto il sole. Tutto si inchinava alla dialettica hegeliana e alla scuola di teologia protestante moderna di Tubinga da cui è venuto Hegel. Non solo i teologi cattolici liberali la omaggiavano, ma anche gli atei come Karl Marx, Lenin e Adolf Hitler hanno usato il materialismo dialettico di Hegel per far avanzare i propri programmi. Era un problema insidioso in tutto il mondo, e ha causato molto dolore a Pio X. Lui scrive (**):

“Quindi, per coloro che studiano più da vicino le idee dei modernisti, l'evoluzione è descritta come una risultante del conflitto di due forze, una delle quali tendente al progresso, l'altra verso la conservazione. La forza di conservazione esiste nella Chiesa e si trova nella tradizione; la tradizione è rappresentata dall'autorità religiosa, e questo sia di diritto che di fatto.

"La forza progressiva, al contrario, che risponde alle esigenze interne, sta nella coscienza delle persone e opera in loro - specialmente in quelli di loro che sono in contatto più stretto e intimo con la vita ... Ora è da una specie di patto e compromesso tra queste due forze di conservazione e di progresso, vale a dire tra le autorità e le coscienze individuali che avvengono i cambiamenti e i progressi“.


Pio X conclude questa sezione con queste parole pungenti contro Hegel e i modernisti cattolici (***):

“Dall'inizio alla fine tutto ciò è a priori, e un a-priorismo che puzza di eresia. Questi uomini sono certamente da compatire, di loro l'Apostolo potrebbe ben dire: ‘Sono diventati vanitosi nei loro pensieri ... Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti’ (Romani 1: 21-22)”

 

 

 

Le parole esatte dell'enciclica, nel linguaggio dell'epoca:

(*) "Per compiere tutta questa materia della fede e dei diversi suoi germi, rimane da ultimo, Venerabili Fratelli, che ascoltiamo le teorie dei modernisti circa lo sviluppo dei medesimi. È lor principio generale che in una religione vivente tutto debba essere mutevole e mutarsi di fatto. Di qui fanno passo a quella che è delle principali fra le loro dottrine, vogliam dire all'evoluzione. Dogma dunque, Chiesa, culto, Libri sacri, anzi la fede stessa, se non devon esser cose morte, fa mestieri che sottostiano alle leggi dell'evoluzione. Siffatto principio non si udrà con istupore da chi rammenti quanto i modernisti son venuti affermando intorno a ciascuno di questi oggetti. Posta pertanto la legge dell'evoluzione, i modernisti stessi ci descrivono in qual maniera l'evoluzione si effettui. E cominciamo dalla fede. La forma primitiva, essi dicono, della fede fu rudimentaria e comune indistintamente a tutti gli uomini; giacché nasceva dalla natura e dalla vita umana. Il progresso si ebbe per sviluppo vitale; che è quanto dire non per aggiunta di nuove forme apportate dal di fuori, ma per una crescente penetrazione nella coscienza del sentimento religioso. Doppio indi fu il modo di progredire nella fede: prima negativamente, col depurarsi da ogni elemento estraneo, come ad esempio dal sentimento di famiglia o di nazionalità; quindi positivamente, mercè il perfezionarsi intellettuale e morale dell'uomo, per cui l'idea divina sl ampliò ed illustrò e il sentimento religioso divenne più squisito. Del progresso della fede non altre cause assegnar si possono che quelle stesse onde già si spiegò la sua origine."

(**) "Quindi studiando più a fondo il pensiero dei modernisti, deve dirsi che l'evoluzione è come il risultato di due forze che si combattono, delle quali una è progressiva, l'altra conservatrice. La forza conservatrice sta nella Chiesa e consiste nella tradizione. L'esercizio di lei è proprio dell'autorità religiosa; e ciò, sia per diritto, giacché sta nella natura di qualsiasi autorità il tenersi fermo il più possibile alla tradizione; sia per fatto, perché sollevata al disopra delle contingenze della vita, poco o nulla sente gli stimoli che spingono a progresso. Per contrario la forza che, rispondendo ai bisogni, trascina a progredire, cova e lavora nelle coscienze individuali, in quelle soprattutto che sono, come dicono, più a contatto della vita. ... Da una specie di compromesso fra le due forze di conservazione e di progressione, fra l'autorità cioè e le coscienze individuali, nascono le trasformazioni e i progressi."

(***) "Tutto il lavoro di essa è un lavoro di apriorismo, e di apriorismo riboccante di eresie. Fanno certamente pietà questi uomini, dei quali l'Apostolo ripeterebbe: "Svanirono nei pensamenti... imperocché vantandosi di essere sapienti, son divenuti stolti" (Rom., I, 21, 22);"

 

 

 


Fonte: Robert Sungenis MA in Stefangillies.wordpress.com (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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