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Pio X e la Madonna

 

 

Santa Maria Maggiore in RomaSanta Maria Maggiore, la Basilica Mariana dell’Esquilino, in RomaUltimato il sacro rito della Canonizzazione di Pio X, nel pomeriggio del giorno dopo, la venerata Urna con i Resti mortali incorrotti del Santo Pontefice, venne trionfalmente portata dalla Basilica Vaticana a quella Mariana dell’Esquilino, per ricevere il tributo di venerazione del popolo di Roma, quindi l’Urna preziosa fu riportata in S. Pietro e collocata sotto la mensa dell’Altare della Presentazione di Maria al Tempio.


Altre basiliche ed altri altari avranno desiderato il privilegio d’accogliere e di custodire il Pontefice Santo, ma con una intenzione squisitamente spirituale si volle ricordare lo speciale amore di Pio X per la Vergine SS.ma e così consacrargli il titolo di «anima mariana».


È storico che il fanciullo Giuseppe Sarto trovò la radice, alimentò lo stelo, vivificò il fiore e irrobustì la pianta della propria vocazione sacerdotale ai piedi dell’altare della Vergine; dalla madre terrena Margherita Sarto, apprese l’amore alla Madre celeste e non vi è creatura al mondo, migliore della mamma, che abbia la sapienza divina di aprire gli orizzonti spirituali al frutto del proprio cuore. Dal babbo Giambattista Sarto, il ragazzo ebbe un costante esempio di una viva fede mariana, poiché ogni sera, pur stanco dal lavoro e dalle preoccupazioni familiari, seppe trasformarsi in sacerdote nella piccola casa per lodare la Vergine, con la recita del Rosario, unitamente alla Sposa ed agli otto figli; e lui sottolineava che le dieci Avemarie di ogni mistero gli parlavano dei suoi dieci figli, anche se uno di essi era da anni in Paradiso e l’altro attendeva di vedere la luce di Dio.


Il vicino santuario parrocchiale delle Cendrole, dedicato a Maria Assunta, accoglie molto spesso il bambino Sarto, è così bello partire, in lieta brigata di fanciulli, da Riese per la chiesetta mariana, sgambettare per oltre un chilometro fra filari di pioppi chiamati da una bella anima di scrittore, Giuseppe de Mori, i flabelli del fanciullo che sarà Papa, nella visione dell’ampia distesa di campi coltivati, sentire il canto sommesso degli uccelli e il murmure dell’acqua dell’Avenale e giungere nel prato che rinserra la chiesetta di Maria SS.ma. vi entra la piccola squadra per veder la Madonna nella Sua immagine tutta dorata, seduta, con le braccia incrociate al petto, rinchiusa in una nicchia azzurra, circondata da ceri; per salutar questa Madre, per cantar le canzonette religiose e poi … Mentre gli amici escono per giocare nel prato, lui, Beppino Sarto, si ferma solo, apre il cuore alla Madonna e, in un colloquio che soltanto gli Angeli odono, chiede la grazia di farsi prete!


La Pala del Giorgione a Castelfranco VenetoLa Pala del Giorgione a Castelfranco Veneto (clicca per ingrandire)Più grandicello, studente a Castelfranco, frequentando quel duomo ha ammirato la preziosa tela del Giorgione, raffigurante la Vergine in trono ed ha concepito un dolce senso di invidia per il compaesano ormai lontano nei secoli. Tutio Costanzo, che tale meravigliosa opera pittorica aveva commesso al grande pennello del Barbarella: e lui, povero piccino, con poco pane in tasca, che poteva offrire a Maria?

Il Suo cuore: e lo offre senza limiti.


Tombolo e Salzano vedono il giovane cappellano ed il parroco fon Giuseppe Sarto, infervorato nel culto alla Madonna, con i «fioretti» di maggio, con la cura e l’abbellimento del Suo Altare, con le invocazioni perché a Tombolo si cessi di bestemmiare e con l’episodio che sa tanto di francescanesimo.


Alla messa domenicale i tombolani, particolarmente devoti alla Vergine, il cui simulacro sta in un Altare laterale, avevano l’abitudine di lasciare la Chiesa appena pronunciato l’Ite missa est; spiacque la cosa a don Giuseppe che una volta, mentre i fedeli stavano per andarsene, calò il velo che copriva l’Immagine della Madonna, inchiodando così tutto il popolo in chiesa e nessuno ebbe l’ardire di muoversi. La lezione, muta e solenne, ebbe il suo effetto!


Il Canonico di Treviso Mons. Sarto è giornalmente sopraffatto di doveri, di impegni, di lavoro: coro, Seminario e Curia! Ma se ha un’ora libera eccolo al tempio cittadino della «Madonna Grande», in sommessa preghiera, perché chi è «grande» può tutto; e chi più grande, somma, immensa, della Madre di Dio, per concedere grazie, esaudire suppliche?


Eletto Vescovo Mons. Giuseppe Sarto vuole nel proprio Stemma una stella, simbolo della Madonna (quella stella è la Vergine Maria, cantò un poeta, … speranza e forza di questa Italia mia!).


L'icona bizantina Nicopeia della Basilica di San MarcoL'icona bizantina Nicopeia della Basilica di San MarcoPersonalmente ed a capo di numerosi pellegrinaggi lo troviamo nel Santuario di Maria detto delle Grazie, in Rivalta di Mantova invocante per la Diocesi, tuttora avvolta nelle pastoie di passati rivolgimenti politici, preda della massoneria, priva di un seminario, mancante di sacerdoti! Eppure Maria delle Grazie dispensò al Pastore la grazia che ricondusse figli, istituzioni ed opere nel seno della Chiesa, nell’ovile del Signore.


Dalla laguna, il Patriarca guarda alla propria pietà mariana e vuole partecipe di essa Venezia e il suo territorio: la Nicopeia nella Basilica d’oro rivive un impulso di rinnovata venerazione; la Madonna della Salute accoglie la Città, col suo Cardinale, con la Rappresentanza civile, per il secolare tributo di fede e di ringraziamento riparando, così, il delittuoso abbandono in cui, figli degeneri, avevano ridotto il tempio e la pietà cittadina. Il Monte Grappa, baluardo sacro alla Patria Italiana e cimitero di gloria di migliaia e migliaia di prodi Caduti in guerra, accoglie la Porpora del Cardinale Sarto, salito lassù per benedire il sacello e la statua di Maria, che poi cadrà infranta, ferita e decorata di guerra!


Eletto Sommo Pontefice consacra alla Vergine il Suo Pontificato Calvario dove il Signore lo ha voluto: gli atti della Sua infallibilità, i documenti del Suo governo spirituale si chiudono tutti con il sigillo della invocazione a Maria SS.ma, con l’invito alla Sua materna protezione. Sogno della Sua anima era di recarsi a Lourdes per pregare ai piedi della bianca Signora dei Pirenei, ma non lo poté attuare e per questo volle nella cerchia vaticana eretta una copia fedelissima della Grotta di Massabielle, dove quasi ogni giorno recavasi ad implorare. E Lourdes commossa, riconoscente, orgogliosa di questo atto di Pio X volle ricambiarlo, innalzandogli nella grande pianura del triplice Santuario, un tempio meraviglioso che il Card. Roncalli – Papa Giovanni XXIII – consacrò ed esaltò con la semplice e penetrante sua parola.


Basilica di San Pio X a LourdesBasilica di San Pio X a LourdesMa l’omaggio più profumato e più fecondo per l’umanità cristiana fu l’Enciclica che Pio X il 2 febbraio 1904 le donò con il titolo «Ad diem illud», per ricordare il primo cinquantesimo anno del dogma dell’Immacolata Concezione. Pio X indica Maria SS.ma mediatrice presso Dio e la indica come il cammino più perfetto perché i cristiani si uniscano fra di loro e fra di loro si uniscano a Gesù Cristo: è quindi il prezioso ed insostituibile canale che riceve le grazie del Signore per poi dispensarle a piene mani nelle anime e nei cuori. Il Cristo – precisa l’Enciclica – come Uomo-Dio ha avuto un corpo vero, come tutti gli uomini; come Redentore del genere umano ha un corpo spirituale ossia mistico. Ora la Vergine ha concepito Gesù non solo per dargli la natura umana, ma ancora perché diventasse, attraverso la natura umana, il Salvatore degli uomini.


Pio X, con profondità teologica ribatte tutte le obiezioni possibili sul culto, sulla potenza corredentrice, Mediatrice e Salvatrice della Madonna; afferma che quando interviene la Vergine Maria spunta l’aurora e non c’è da dubitare che con l’aurora è vicino il Sole: Egli, animo soprannaturale, è certo del trionfo di Maria contro tutti i nemici e, citando il profeta Isaia, conclude: “Il Signore ha spezzato lo scettro degli empi, il bastone dei dominatori; è tornata la quiete e, nel silenzio, tutta la terra fu lieta ed esultò”.

È il cantico di fiducia in Maria!

 

 


Autore: "b.p.", Ignis Ardens maggio-giugno 1965

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