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Padre Pio da Pietrelcina e Pio X

 

 

Padre Pio da Pietrelcina”Pregate il Signore che mi raddolcisse il dolore che sente il mio cuore per la dipartita del sommo Pontefice. Che grave perdita per la cristianità!» (1). Così scriveva Padre Pio a padre Agostino da San Marco in Lamis il 26 agosto 1914. Il Pontefice a cui si riferiva è Pio X, al secolo Giuseppe Melchiorre Sarto, eletto il 4 agosto 1903 e morto il 20 agosto 1914.

Giuseppe nacque a Riese, in provincia di Treviso, il 2 giugno 1835. Suo padre Giovanni Battista e sua madre Margherita Sanson avevano già avuto un altro figlio nel 1934 che, però, era morto nello stesso anno. Dopo il secondogenito sarebbero nati altri nove fratelli e sorelle. Non era una famiglia ricca, ma non viveva certo in povertà. Il capofamiglia lavorava come messo comunale, mentre la moglie si alternava tra le faccende domestiche e il cucito.

Il parroco e il cappellano si accorsero subito della vocazione del piccolo Giuseppe, ma anche della sua vivace intelligenza e lo avviarono, dopo le elementari frequentate nel paese, a Castelfranco Veneto per gli studi ginnasiali, coronati da brillanti esami presso il seminario di Treviso. All’età di 15 anni Giuseppe vestì l’abito talare ed entrò nel seminario di Padova. Due anni dopo si trovò di fronte a una scelta difficile. Papà Giovanni Battista morì improvvisamente qualche giorno dopo la nascita dell’ultimo figlio e la famiglia si trovò di colpo oppressa da miseria e debiti.

Sarebbe toccato al figlio maggiore farsi carico dell’emergenza. Ma il seminarista non se la sentì di rinunciare alla sua scelta vocazionale. Rimase in seminario. Dopo l’ordinazione sacerdotale, ricevuta da mons. Giovanni Antonio Farina (2) il 18 settembre 1858 nel duomo di Castelfranco Veneto, ebbe il primo incarico pastorale: vicario parrocchiale a Tombolo, un piccolo centro rurale in provincia di Padova, dove emerse in maniera evidente la sua attenzione al decoro della liturgia nelle celebrazioni. In questo piccolo paese il giovane sacerdote organizzò anche una scuola serale per i tanti che non sapevano leggere né scrivere.

Dopo nove anni don Giuseppe fu nominato parroco a Salzano e «in conformità alle leggi del tempo, assunse anche la carica di sovrintendente scolastico comunale» (3). Aveva carta bianca per potersi dedicare al suo campo d’azione preferito: la formazione. Anche qui fece nascere una scuola serale dove, però, tra le materie di insegnamento, c’erano latino e musica, con l’obiettivo di rendere più partecipate e più solenni le liturgie.

A Salzano, inoltre, maturò un’idea che si era già affacciata alla sua mente negli anni di Tombolo: la produzione di un catechismo per i suoi parrocchiani. Don Giuseppe lo scrisse in modo semplice e, anno dopo anno, ne migliorava la forma e i contenuti. Nel 1875 il vescovo di Treviso, mons. Federico Maria Zinelli, lo chiamò in Curia con l’incarico di cancelliere. Trovava anche il tempo per continuare a catechizzare il popolo di Dio. Nelle ore libere dal lavoro burocratico accettava le richieste di predicazione che, riscontrato il suo modo di parlare semplice e accattivante, diventavano sempre più numerose.

Al primo compito si aggiunsero anche quelli di «canonico della cattedrale, direttore spirituale del seminario, professore di religione nel liceo vescovile e consigliere del tribunale ecclesiastico» (4). Si distinse a tal punto in tutte queste attività che, nel 1884, giunse la nomina a vescovo. Non di una diocesi qualsiasi, ma di quella di Mantova, «considerata difficile dati alcuni precedenti e gli orientamenti politici poco adatti al clima e alla mentalità ecclesiastica del tempo» (5). Basta dire, per capire l’ambiente che mons. Sarto avrebbe trovato, che «in alcune parrocchie si era verificata l’elezione del parroco da par te della popolazione» (6). Tre anni dopo il suo ingresso in diocesi, nel 1888, il nuovo Vescovo di Mantova convocò il sinodo che diede direttive precise su tre punti. Il primo di carattere pastorale: il rilancio della catechesi per tutte le età e le categorie. Gli altri due di carattere politico: divieto di ogni impegno politico diretto per i preti e «nessuna tolleranza e comprensione per i cattolici liberali» (7).

Leone XIII nutriva per mons. Sarto una notevole stima. Nel giugno 1893 lo elevò alla porpora cardinalizia e lo trasferì come patriarca a Venezia. Anche nella città lagunare il nuovo Patriarca tenne fede al suo indirizzo pastorale dando, in particolare, un forte impulso alla devozione eucaristica. Pur continuando a dichiararsi «intransigente», qui si manifestò tale soprattutto «nei principi, col passare degli anni diventò più flessibile nelle applicazioni» (8), come dimostra il suo favore concesso all’alleanza tra cattolici e liberali moderati alle elezioni amministrative del 1895.

Con un bagaglio pesante, ma solo di esperienza pastorale, completamente carente di qualsiasi cognizione diplomatica, il card. Sarto il 26 luglio 1903 partì per Roma, per andare a eleggere il successore di Leone XIII, convinto di tornare presto a Venezia. Il Conclave, infatti, aveva già il suo favorito: il card. Mariano Rampolla del Tindaro, segretario di Stato del Papa defunto. Tra le mura della Sistina, però, il Patriarca di Venezia scoprì di essere stato prescelto come candidato da quel gruppo di cardinali che volevano «un papa che sia stato estraneo a ogni polemica, che abbia trascorso la vita nella cura delle anime, che si occupi minuziosamente del governo della Chiesa e che, soprattutto, sia padre e pastore» (9).

Nei primi scrutini, comunque, Rampolla era in testa. A questo punto l’arcivescovo di Cracovia, Jan Maurycy Pawel Puzyna de Kosielsko, comunicò agli altri cardinali elettori il veto dell’Imperatore austriaco per il Segretario di Stato. La ragione era chiara: si era mostrato «sfacciatamente filofrancese e ostile alla “Triplice alleanza” tra Austria, Germania e Italia» (10). Il veto non smosse i sostenitori di Rampolla, che conservò i suoi voti. Tuttavia il card. Sarto, malgrado avesse espresso il desiderio di non essere eletto, al settimo scrutinio ottenne 50 voti. Non gli rimase altra scelta che pronunciare il fatidico: «Accetto». Ma aggiunse: «Come si accetta una croce» (11).

Scelse il nome di Pio X e, con quattro Costituzioni Apostoliche, pose fine a ogni interferenza esterna nei successivi conclavi (12). Per il resto il suo nuovo ministero fu la naturale evoluzione delle sue esperienze pastorali. Tra i primi atti del Pontificato ci fu il motu proprio Arduum sane munus, firmato il 19 marzo 1904, col quale dava il via ai lavori di elaborazione di un codice di diritto canonico, affidandosi a mons. Pietro Gasparri, futuro segretario di Stato, ma anche futuro estimatore di Padre Pio, che porterà a termine l’impegno nel 1917.

Pio X, però, è passato alla storia soprattutto per la sua enciclica Pascendi Dominici gregis (13) «sugli errori del modernismo» che, l’8 settembre 1907, poco prima che il giovane fr. Pio da Pietrelcina sostenesse gli esami di filosofia per poi intraprendere gli studi teologici, riaffermava le indicazioni del suo predecessore (14) ordinando «che a fondamento degli studi sacri si ponga la filosofia scolastica» e, in particolare, «quella di san Tommaso di Aquino». L’enciclica nasceva dal dovere «di custodire con ogni vigilanza il deposito della fede trasmessa ai santi, ripudiando le profane novità di parole e le opposizioni di una scienza di falso nome» e dalla constatazione «che, in questi ultimi tempi, è cresciuto oltre misura il numero dei nemici della croce di Cristo» (15).

Da questa enciclica, però, scaturirono «sospetti e spesso provvedimenti disciplinari contro persone di sicura integrità dottrinale, causa lo scatenarsi di gruppi di pressione che si sentirono investiti di una missione purificatrice e ricorsero a tutti i mezzi, compresa la delazione e la calunnia»16. Riformò anche la Curia vaticana che era ancora organizzata dalle norme emanate da Sisto V nel 1588.

Un’altra importante riforma, riguardante la musica liturgica, fu attuata con il motuproprio Tra le sollecitudini del 22 novembre 1903, con cui Pio X proibiva l’esecuzione nelle chiese della musica cosiddetta profana (classica e operistica) e nel quale chiedeva ai fedeli la «partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa» (17). Altri importanti documenti emanati durante il Pontificato di Papa Sarto sono stati: il decreto Sacra Tridentina Synodus con cui la Sacra Congregazione del Concilio stabiliva «la Comunione frequente e quotidiana... sia resa accessibile a tutti i fedeli» (18) di cui anche Padre Pio si sarebbe poi fatto promotore (19) e il decreto della Sacra Congregazione dei Sacramenti Quam Singulari. In questo testo, firmato due giorni prima dell’ordinazione sacerdotale del Frate di Pietrelcina, si stabiliva che l’età opportuna, «tanto per la Confessione come per la Comunione, è quella in cui il bambino comincia a ragionare, ossia circa il settimo anno, come anche dopo o anche prima. Da questo momento comincia l’obbligo di soddisfare al doppio precetto della Confessione e della Comunione» (20).

Anche il piccolo Francesco Forgione (futuro Padre Pio) avrebbe voluto anticipare il suo incontro intimo con Gesù. Insistette, «accompagnato dal nonno, presso il parroco di volersi comunicare fin dall’infanzia», ma «questi resisteva per la consuetudine di non ammettere i fanciulli alla comunione prima degli undici anni» (21). Ad ogni rifiuto il futuro Padre Pio reagiva piangendo (22).

Giuseppe Melchiorre Sarto è sempre stato molto attento al ruolo e alla responsabilità che sono propri del sacerdozio, da vescovo e da papa. Non a caso la prudenza lo spinse, nella sua prima enciclica, in cui tracciava il programma del Pontificato, a ricordare ai vescovi in vista di nuove ordinazioni sacerdotali «ciò che San Paolo scrive a Timoteo: “Non imporre con precipitazione le mani a veruno”» (23). Tuttavia quando «Fr. Pio da Pietrelcina… umilmente» gli chiese «la dispensa per la mancanza di mesi nove dall’età canonica» (24) per l’ordinazione sacerdotale, la Sacra Congregazione per gli Affari dei Religiosi concesse l’atteso privilegio25.

Fu cura di questo Pontefice uniformare i vari catechismi «che erano ancora molto diversi da una diocesi all’altra» in «un Compendio della dottrina cristiana» prima (1905) e, successivamente, in quello che fu chiamato «il Catechismo di Pio X, promulgato nel 1912», in uso «fino alla fine del Concilio Vaticano II» (26).


Sul fronte politico Pio X non raccolse molti successi. In Italia si manifestò sempre ostile alla nascita di un partito cattolico. Si limitò, come aveva fatto a Venezia, ad assecondare alleanze dei cattolici con i moderati in funzione anti-socialista nel le elezioni del 1904 e un patto nazionale, in vista di quelle del 1913, che prese il nome dal conte Vincenzo Ottorino Gentiloni, presidente dell’Unione elettorale cattolica. Per il resto ci fu la rottura delle relazioni con la Francia e con il Portogallo. Con difficoltà si evitò che la stessa cosa accadesse con la Spagna. Altri problemi sorsero con i Paesi dell’America Latina, specialmente con il Messico dove, dal 1911, si scatenò una persecuzione contro la Chiesa.


Solo l’Austria rimase fedele alla Santa Sede che, il 24 giugno 1914, firmò un concordato con la Serbia. Ma, paradossalmente, a causa del l’attentato del 29 giugno 1914, nel quale l’arciduca Francesco Ferdinando fu ucciso per mano di un giovane serbo, scoppiò la prima guerra mondiale. Una guerra che il Papa tentò di evitare con ogni mezzo. Falliti i tentativi diplomatici ricorse alla preghiera e, «celebrata la solennità dell’assunta, si mise a letto, offrendo a dio la sua vita per il dono di pace all’umanità» (27). forse non a caso morì il 20 agosto 1914.


Reliquia di Pio XReliquia di San Pio X simiel a quella trovata nella cella n. 5Il 7 settembre 1914 Padre Pio, scrivendo a padre Agostino, così lo commemorava: «Anima veramente nobile e santa, che la Roma non ebbe mai un’altra eguale. Nato di popolo, non smentì mai la sua umiltà. Egli fu veramente il Pastore supremamente buono, il Re estremamente pacifico, il dolce e mite Gesù in terra. Oh!, noi lo ricorderemo il pontefice buono, più per aver un intercessore presso l’altissimo, che per fare salire al cielo la nostra preghiera fervida per il riposo della sua anima grande. Egli è stato la prima, la più grande e la più innocente vittima della guerra fratricida che assorda d’armi e d’armati e riempie di terrore l’Europa tutta. Egli non potette più resistere allo scatenarsi della spaventosa tempesta ed il suo cuore che per tutta la vita era stato una fonte di un apostolato di pace su tutto il mondo, si spezzò in uno schianto di dolore. Veramente egli venne a mancare a questo mondo unicamente pel grande amore che gli bruciava nel petto» (28).


L’ammirazione del Cappuccino stigmatizzato si trasformò in devozione dopo la canonizzazione, proclamata da Pio Xii il 29 maggio 1954, come attesta una reliquia del Papa santo, trovata fra quelle che custodiva nella cella n. 5 (29).

 

 


Note:

  1. Pio da Pietrelcina, Epistolario I, San Giovanni Rotondo (FG), Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, 1995, 492.
  2. nato a Gambellara (Vicenza) nel 1803 e morto 1888, fu vescovo di Treviso dal 1850 al 1860. Fondatore delle Suore Maestre di Santa Dorotea figlie dei Sacri Cuori, è stato beatificato da Giovanni Paolo II il 4 novembre 2001.
  3. Maurilio Guasco, Pio X, santo, in Enciclopedia dei Papi, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2000, vol. iii, p. 593.
  4. Ivi, p. 594.
  5. Ibidem.
  6. Ibidem.
  7. Ibidem.
  8. Ivi, p. 595.
  9. Si espresse così il cardinale francese Francois Désiré Mathieu, il più attivo tra i porporati innovatori, stando a quanto lui stesso ha scritto in un articolo sulla Revue des Deux Mondes n. 20 del 1904, pp. 241-285.
  10. Mario Adinolfi, Il Conclave, Matelica (MC), Halley Editrice, 2005, p. 28.
  11. Claudio Rendina, I Papi. Storia e Segreti, Roma, newton Compton Editori, 1983, p. 781.
  12. Scrive Adinolfi a p. 29 del libro Il Conclave: «Con la Costituzione Commissum nobis del 20 gennaio 1904, abolì il veto civile sotto qualsiasi forma. Con la costituzione Vacante Sede apostolica del 25 dicembre 1904, invece, convalidò il divieto di opporre il veto, rafforzò la segretezza del conclave, modificò il meccanismo elettorale vero e proprio, dispose la conservazione della documentazione relativa allo stesso conclave. Infine, con le costituzioni Apostolicae Romanorum Pontificum del 15 aprile e Edita a Nobis del 5 maggio 1914, provvide ancora a riformare i meccanismi interni al conclave».
  13. Pio X, Pascendi Dominici gregis, 8 settembre 1907.
  14. Cfr. Leone XIII, Aeterni Patris, 4 agosto 1879.
  15. PioX Pascendi.
  16. M. Guasco, Pio X, santo, 600.
  17. Pio X, Tra le sollecitudini, 22 novembre 1903.
  18. Sacra Congregazione del Concilio, Sacra Tridentina Synodus, 26 dicembre 1905.
  19. Cfr. P. da Pietrelcina, Epistolario I, 362. in questa lettera, scelta come esempio, Padre Pio, scrivendo a padre Agostino da San Marco in Lamis, sostiene che «il mezzo migliore ed unico per conservarsi fedele a Dio» per una sua figlia spirituale, probabilmente Raffaelina Cerase di Foggia, «è quello di accostarsi quotidianamente a ricevere Gesù, alla mensa degli angeli».
  20. Sacra Congregazione dei Sacramenti, Quam singulari, 8 agosto 1910.
  21. Alessandro da Ripabottoni, Biografia documentata in Beatificationis et canonizationis Servi Dei Pii a Pietrelcina. Positio super virtutibus, vol. III/1, 23.
  22. Cfr. Ivi, 213.
  23. Pio X, E supremi apostolatus Cathedra, 4 ottobre 1903.
  24. A. da Ripabottoni, Biografia documentata, 90.
  25. Decreto n. 2822 del primo luglio 1910. L’età canonica stabilita dal Concilio di Trento per l’ordinazione sacerdotale era di 24 anni.
  26. Alexandra von Teuffenbach, I Papi del XX secolo, Roma, Edizioni art, 2008, 53.
  27. Tullio Goffi, La Spiritualità contemporanea, bologna, EDB, 1987, 141.
  28. P. da Pietrelcina, Epistolario I, 494 e seg.
  29. Tutte le reliquie sono ora esposte nell’ex aula scolastica a cui si accede dalla saletta “San Francesco”, lungo il percorso dei pellegrini. Ciascuna è accostata alla relativa autentica. Quella di San Pio X è firmata dal postulatore della sua causa di beatificazione e Canonizzazione.

 

 


Fonte: Stefano Campanella, "I Papi e Padre Pio - Pio X"

 

 

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