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Quasi un incontro con Don Giuseppe Sarto, Arciprete di Salzano

 

 

Don Bepi Sarto parroco SalzanoDon Bepi Sarto, parroco di SalzanoInvitato a preparare con prediche e confessioni i salzanesi alla festa annuale del loro santo arciprete Don Giuseppe Sarto – poi Papa Pio X – vi accorsi più che volentieri. Vi rimasi dal 3 al 6 settembre del corrente 1965. Per me fu intenso godimento spirituale. Potevo vedere la terra dove un santo arò, seminò, irrigò, per preparare a Dio un popolo accettevole.

Don Giuseppe vi fu arciprete dal 1867 al 1875, in un’età ricca di entusiasmo e straripante di energie: dai 32 anni ai 40.

 

LA CHIESA

Entrai in chiesa mentre l’anima m’insisteva a dire: “Questa fu la chiesa di un arciprete santo”. Per me, oltre che casa di Dio, era il santuario di un suo prete.

L’altare maggiore è nuovo. Anche la chiesa, ai tempi dell’arciprete Mons. Eugenio Bacchion, subì modifiche, ampliamenti, restauri. I vecchi altari laterali sono quei visti da S. Pio X.

Numero si affreschi recenti richiamano prepotentemente il visitatore al ricordo di Pio X.

A destra del presbiterio: Don Sarto, in cotta e stola, invita bambini e popolo verso una pisside esposta su un altare. Fu il parroco dell’Eucarestia. A sinistra del presbitero: Pio X, predica sulla Madonna al popolo; appare nello sfondo la facciata della chiesa arcipretale. Fu un innamorato della Madonna. Lo era stato sin da piccolo, e questo è ricordato in un grande affresco, che s’allarga luminoso sopra la porta d’uscita, sul alto sinistro: nello sfondo il santuario delle Cendrole, e Bepi, fanciullo, inginocchiato dinanzi alla Madre di Dio.

Sulla parete opposta, un piccolo monumento, con busto di Pio X papa, fu eretto dai salzanesi nel 1904, nel I anniversario dell’elezione papale.

A destra di chi entra per la principale porta d’ingresso, un altro affresco: Pio X dall’alto benedice i lavoratori, che sudano nei campi, nella costruzione di case, nelle officine e industrie (suggerite dalle ciminiere nello sfondo). Alla parte opposta: il parroco Sarto, con talare e mantello in una via di Salzano durante il colera del 1873; in primo piano un uomo morto sul ciglio della strada e, attorno a lui, un pianto di donna e di bambini. Lo stesso tema è svolto dalla pala del secondo altare a destra: è l’altare di S. Pio X, visto quale consolatore in mezzo ai suoi parrocchiani colerosi.

Gli affreschi nel loro insieme precisano gli aspetti pastorali più caratteristici dell’arciprete Sarto: pietà eucaristica, devozione mariana, predicazione, aiuto ai poveri, assistenza agli ammalati.

 

IL MUSEO

La fisionomia di questo zelante pastore di anime prende concretezza in una saletta attigua alla chiesa. Vi sono raccolti ricordi dell’arciprete Sarto.

Ecco il confessionale di Pio X: in noce, stile classico, con inginocchiatoio alle due parti. Il predellino d’ingresso è consumato. Con devozione, entro e mi siedo anch’io. Apro le due porticine laterali, assai piccole. Ecco le grate. Quanto m’avrebbero da raccontare queste grate! I consigli le direttive, i richiami, i rimproveri, le esortazioni, gli incoraggiamenti, le assoluzioni di quel confessore che perfezionava i buoni e rialzava i caduti.

Ecco il pulpito di Pio X: una bigoncia rialzata da terra, di povere tavole dal color cenere. Penso alle prediche di Pio X. Soprattutto alle sue lezioni di catechismo. Fu il parroco del catechismo. Son conservati nell’archivio della Curia Vescovile di Treviso quei suoi due quadernetti in cui, con grafia chiara e diligente, scrisse un catechismo in botta e risposta; fu questo l’abbozzo del suo definitivo catechismo, detto di Pio X, perché da lui commissionato ad un gruppo di teologi, da lui direttamente sorvegliati.

Ecco la poltrona, in legno dorato e damasco rosso, usata da Pio X nelle solenni celebrazioni liturgiche parrocchiali. Vicino, l’inginocchiatoio, in legno dorato e laccato in bianco, in disegno gotico, con appoggiamani rivestito di velluto rosso. Mi dicono sia il suo inginocchiatoio, usato nel patriarcato di Venezia. Poltrona e inginocchiatoio mi richiamano Pio X raccolto nella preghiera solenne liturgica e nell’orazione più intima della sua cappellina privata.

Entro vetrine son raccolti paramenti liturgici, donati da San Pio X. Alla parete sono stesi un fazzoletto bianco usato da San Pio X e un piccolo tappo ornamentale da muro della canonica Sarto.

Si conserva pure il letto del parroco Don Bepi. Ha il fusto di legno, con le due spalliere rialzate, nel fondo, traverse di legno sorreggono il materasso. È un letto piuttosto duro e scomodo.

 

Mons Giuseppe Sarto arciprete di SalzanoL'immagine di Mons Giuseppe Sarto arciprete di Salzano riportata su Ignis Ardens del 1965L’ARCHIVIO

In canonica (quella abitata dal parroco Sarto accanto alla chiesa fu demolita per aprire l’attuale piazza) completo la fisionomia dell’arciprete santo. Ecco, nell’archivio, i registri che «D. Giuseppe Sarto Arcipr.» - così si firmava – compilò con tanta diligenza. Sono: due registri dei matrimoni (178-1868, 1869-1890) – il primo matrimonio fu benedetto da Don Sarto il 23 ottobre 1867, e l’ultimo il 24 novembre 1875; due registri dei battesimi (…-1869, 1870-1878) – l’ultimo battesimo l’amministrò il 21 novembre 1875; due registri dei morti (1831-1873, 1874-1885).

Vedo varie note dell’amministrazione di Don Giuseppe. Ammiro, in un sacerdote, anche la diligenza con cui sa registrare atti di sacramenti e cifre di amministrazione.

«Questo è il calice d’oro, che Pio X, nel 1908, regalò alla sua Salzano» - mi assicura Mons. Mario Facchinello, successore di un santo nell’attività pastorale salzanese. L’anno, inciso anche nel piedestallo, mi richiama le nozze d’oro sacerdotali del santo Papa di Riese.

«E questo è l’anello usato dall’arciprete Sarto» - aggiunge Mons. Facchinello. Lo bacio, quell’anello, che mi dice l’attaccamento di un arciprete alla sua chiesa, cui s’aggiunge la carità per i poveri. La storia infatti documenta che, più volte, Don Giuseppe impegnò questo anello parrocchiale presso i monti di Pietà.

Il suo fu cuore d’oro: amò tanto la Chiesa e i poveri, che ne costituiscono la porzione più eletta.

M’aggiro per alcune straducce che serpeggiano in un susseguirsi di curve, tra i campi. Rivedo un prete – lui! – che va di casa in casa a benedire, a confortare, ad aiutare, a portare l’Eucarestia-viatico, a consolare chi muore, a «levare» i suoi figli morti. Le abitazioni più vecchie m’hanno quasi il sapore di reliquie, che hanno visto e accolto un santo.

A Salzano vive ancora una nipote del santo, Giuseppina Boschin, che Pio X chiamava «Pinetta», figlia della sorella del Papa, Lucia. Mi parla del suo «barba», conosciuto e amato. Mi mostra un suo fazzoletto, che tiene sempre sotto il cuscino del letto. Mi fa vedere una foto dello zio, con in calce una sua benedizione autografa in occasione delle nozze di Pinetta. L’ultraottantenne Pinetta conserva ancora, sotto vetro, un centesimo (porta l’effige del re Umberto I e la data 1899) che lo zio Patriarca di Venezia le regalò un giorno, nascondendolo in un fazzoletto di carta su cui scrisse egli stesso, per burla: «1/4 di napoleone d’oro». Macché oro! È un centesimo della più ordinaria lega. Ecco Pio X, uomo, fatto di semplicità, di cordialità, di bonarietà.

 

*****

Riparto da Salzano con nell’anima una figura di Pio X più precisata e fatta viva al contatto di tanti ricordi.

M’allontano dalla «sua» parrocchia, pregandolo di trasmettere a me e a tutti i sacerdoti del monto un po’ del suo amore alla chiesa di Dio: quella fatta di pietre e quella fatta di anime.

 

 

 


Fonte: Padre Fernando Tonello, cappuccino su Ignis Ardens settembre-ottobre 1965

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