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Pio x: studi e interpretazioni (2/4)

 

 

Pio X: studi e interpretazioniAgiografie e prese di distanza

Essendo l’unico pontefice canonizzato dai tempi del Concilio tridentino, Pio X conobbe in quegli anni una grande fortuna. Ma probabilmente la sua glorificazione era avvenuta troppo in fretta, scavalcando i problemi anziché affrontarli.

I processi, diocesani e apostolici, avevano seguito i criteri allora in uso, molto attenti alla personalità del canonizzando ma non altrettanto attenti al contesto storico in cui aveva operato. Essi inoltre diedero luogo ad una sovrabbondante letteratura panegiristica sul pontefice veneto, che ne veicolò un’immagine ripetitiva, artificiosa, acritica, che non poteva competere con una seria indagine storica3.

Questa letteratura agiografica nocque al pontefice più che giovargli e creò difficoltà interpretative che ancora condizionano gli studiosi4. La figura di Pio X andò poi incontro ad un secondo fraintendimento.

Le riforme varate dal Concilio Vaticano II (della liturgia, della Curia romana, del diritto canonico, del catechismo, dei rapporti interconfessionali e interreligiosi) ovviamente andarono oltre Pio X. Ma la cultura postconciliare interpretò spesso questo andare oltre come un capovolgimento, quasi un azzeramento della linea precedente. Si determinò così uno stacco fra i prima e il dopo (stigmatizzato da Benedetto XVI nel celebre discorso alla Curia del 22 dicembre 2005) che ha creato attorno a papa Sarto un’ombra oscura di negatività.

Quest’ombra si è ulteriormente addensata dopo la conclusione del Concilio per il fatto che la corrente tradizionalista facente capo al vescovo Lefebvre si impadronì del suo nome intitolandogli l’associazione dei sacerdoti che rifiutano alcune deliberazioni conciliari (Fraternità sacerdotale San Pio X). L’incolpevole Pio X divenne così quasi il garante di una ribellione sfociata in uno scisma.

Contemporaneamente, negli anni postconciliari, fiorì tutta una sovrabbondante corrente storiografica, soprattutto francese e italiana, che elevò la condanna del modernismo quasi ad unico paradigma interpretativo del pontificato, visto esclusivamente come un momento di repressione, di chiusura al nuovo, di rottura con il mondo moderno. Pio X fu così rapidamente derubricato da pontefice ideale a ingombrante fardello quasi da nascondere.

Carlo Snider, nel suo studio sull’arcivescovo di Milano Andrea Carlo Ferrari (una delle vittime della repressione antimodernista), studio peraltro di altissimo livello interpretativo e storiografico, impreziosito dall’accredito del card. Carlo Maria Martini e da lusinghiere recensioni dell’Osservatore Romano e della Civiltà Cattolica, scrisse che «nessun pontificato dell’età contemporanea appare così lontano dalla sensibilità spirituale, dagli interessi culturali, dalla problematica complessa che ci assilla e ci sprona fino all’angoscia, a volte fino allo smarrimento, come quello di Pio X»5.

Ma a questo giudizio di Snider faceva quasi da contrappeso la diversa valutazione di Roger Aubert, che indicò in Pio X, pur senza negarne l’aspetto conservatore, uno dei maggiori riformatori della storia della Chiesa, certamente il più incisivo dopo il Concilio di Trento6.

Fra questi due poli interpretativi – conservazione e riforma, non necessariamente alternativi se consideriamo la parola conservazione nella sua accezione di attitudine culturale e la parola riforma come concreto metodo di governo – si è sviluppata negli ultimi decenni la riflessione su questo pontefice, che continua comunque ad essere oggetto di costanti attenzioni da parte degli studiosi, tanto sul piano storiografico quanto su quello delle acquisizioni documentarie.

 

Documenti e interpretazioni

Sarà il caso, perciò, di segnalare le pubblicazioni più importanti apparse in questi anni. A Venezia e a Mantova è stata pubblicata la raccolta completa delle lettere pastorali che scrisse come vescovo delle due diocesi7. Questi testi hanno mostrato il profondo filo di continuità che lega l’itinerario intellettuale e di governo del Sarto: sul problema della musica sacra, dell’istruzione catechistica, della diffidenza verso certe forme di modernizzazione intellettuale, ebbe da pontefice la medesima attitudine che aveva avuto da vescovo e da cardinale:

  • La riforma della musica sacra che varò con un motu proprio nel novembre del 1903 (Tra le sollecitudini) riprende quasi alla lettera le istruzioni emanate nove anni prima per la diocesi veneziana.
  • La lettera pastorale che scrisse alla diocesi di Mantova il 7 febbraio del 1887, in occasione della Quaresima, anticipa, nei concetti e nelle parole, l’enciclica Pascendi contro il modernismo.
  • Il testo del catechismo che prescrisse per la diocesi di Roma e che estese poi all’intera cattolicità ha non pochi punti di contatto con il catechismo dialogato, a domande e risposte, che utilizzava quando era parroco di Salzano, non lontano da Venezia, e di cui ci è rimasto il testo manoscritto8.

E’ emersa inoltre l’importanza della regione nella quale Giuseppe Sarto nacque e visse per tutta la vita, tolto il decennio mantovano: il Veneto. In questa terra la Chiesa aveva un rapporto strettissimo con la popolazione, specialmente nei paesi rurali. Qui il sacerdote era tutto per tutti e le istituzioni ecclesiastiche una sorta di ombrello che copriva ogni momento della vita della popolazione.

Il futuro pontefice temprò in un tale ambiente lo stile pastorale concreto, popolare, attento soprattutto ai bisogni e alle attese dei fedeli, che gli sarà sempre peculiare. Da vescovo, soprattutto a Venezia, fu tutt’altro che estraneo alle vicende politiche e amministrative, ma sempre da pastore, mai debordando da tale ruolo. Questa concezione egli riversò anche nel papato, interpretando il ruolo di pontefice in forme profondamente diverse dal suo predecessore e dal suo successore, con un’attenzione cioè rivolta alla gestione interna della Chiesa, al suo rapporto con i fedeli, alla sua funzione salvifica, cioè alla salus animarum, molto più che al ruolo politico o diplomatico della Santa Sede.

Il radicamento locale della sua religiosità fu messo in luce in particolare da un convegno che si svolse a Castelfranco Veneto nel 1986 e i cui atti furono pubblicati l’anno seguente9. Sotto la guida di uno storico esperto come Gabriele De Rosa, una decina di studiosi indagarono a fondo tracce, influssi, legami che collegano il Veneto al suo pontificato. Emersero da quelle ricerche, e da altre collaterali, la trasparenza ma anche il forte accento tradizionale, antimoderno, della formazione di Sarto, tutta immersa in un mondo rurale che stava finendo, sepolto sotto i processi di modernizzazione. Concludendo il convegno De Rosa avvertì perciò che bisognava ripensare Pio X in un orizzonte esclusivamente «pastorale» e «apolitico», evitando la tentazione dei giudizi «ideologici» o «ideologizzati», ispirati a quella «scienza del dopo» che non di rado porta gli storici fuori strada10.

Nello stesso anno apparve anche, a cura di chi scrive, un volume miscellaneo11 che fu la prima accurata rivisitazione dell’intera vita di Pio X, ispirata dal proposti di non cadere né nella tentazione dell’esaltazione né in quella della demolizione. A quel volume seguì qualche anno dopo, sempre a firma di chi scrive, la pubblicazione della prima biografia completa del pontefice, fondata su una larga utilizzazione degli atti del processo di canonizzazione e della documentazione esistente, molta ancora inedita12. Lo studio, inoltre, per la prima volta contestualizzava Pio X nella storia del suo tempo, sia prima sia dopo l’elezione.

Grazie anche ad una generosa recensione di Roger Aubert13, quest’opera proiettò Pio X sullo sfondo del cattolicesimo del primo Novecento consentendone una conoscenza più fondata storicamente e meno condizionata da giudizi aprioristici o da prevenzioni, positive o negative che fossero.

 

 

Parte 2 di 4 - leggi la parte 1

 


Note:

  1. Di questa letteratura agiografica meritano di essere ricordati soltanto due lavori, non per i contenuti interpretativi, quasi inesistenti, ma per la documentazione che hanno salvato e che ci hanno trasmesso. Si tratta di Angelo Marchesan, Pio X nella sua vita, nella sua parola e nelle sue opere, Desclée, Roma, 1904 (riedizione nel 1910) e Eugenio Bacchion, Pio X. Giuseppe Sarto Arciprete di Salzano (1867- 1875) nella tradizione e negli atti di archivio parrocchiale e comunale, Tipografia del seminario, Padova, 1925 (riedizione anastatica a cura dell’Amministrazione comunale di Salzano [Venezia], 1996).
  2. Roberto Rusconi, Santo Padre. La santità del papa da san Pietro a Giovanni Paolo ii, Viella, Roma, 2010, pp. 457-487.
  3. Carlo Snider, L’episcopato del cardinale Andrea Carlo Ferrari. I tempi di Pio X, ii, Neri Pozza, Vicenza, 1982, p. 191.
  4. Nuova storia della Chiesa, 5/1, Marietti, Torino, 1977, pp. 21-265.
  5. Antonio Niero (cur.), Le pastorali del periodo veneziano (1894-1903), 2 voll., Quaderni della Fondazione Giuseppe Sarto, Riese Pio X (Treviso), 1990-1991; Stefano Siliberti (cur.), Giuseppe Sarto vescovo di Mantova. Lettere pastorali, Mantova, 2006.
  6. Riprodotto in edizione anastatica dalla diocesi di Treviso nel 1985.
  7. Silvio Tramontin (cur.), Le radici venete di San Pio X, Morcelliana, Brescia, 1987.
  8. Ivi, p. 217.
  9. Gianpaolo Romanato (cur.), Pio X. Un papa e il suo tempo, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano), 1987.
  10. Gianpaolo Romanato, Pio X. La vita di papa Sarto, Rusconi, Milano, 1992. Questo volume, interamente rivisto e aggiornato, è riapparso nel 2014 con un diverso titolo, più idoneo ad orientare il lettore: Gianpaolo Romanato, Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo, Lindau, Torino, 2014.
  11. Revue d’histoire ecclésiastique, 3-4/1992, pp. 858-862.

 


Fonte: Gianpaolo Romanato, Università di Padova (Italia), Pontificio Comitato di Studi Storici (Città del Vaticano).

Pubblicato da: ANUARIO DE HISTORIA DE LA IGLESIA / VOL 23 / 2014 / 153-167.  ISSN 1133-0104

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