Il ruolo della musica nella partecipazione attiva alla messa (1a parte)

Church Music

Nel 1963 Papa San Paolo VI ha promulgato la “Costituzione sulla Sacra Liturgia” o, in latino, “Sacrosanctum Concilium”. Si ricorda spesso il Vaticano II per aver incoraggiato una “partecipazione pienamente consapevole e attiva” alla Messa, una frase presente al paragrafo 14 di quel documento. Si cita meno l'origine di questa frase, scritta 60 anni prima in un altro documento sulla sacra liturgia, il motu proprio di Papa San Pio X, “Tra le sollecitudini”.


Per musicisti, compositori, pastori e tutti coloro che lavorano nel servizio della liturgia, la consapevolezza di questo contesto storico è importante perché pone una domanda significativa: se, come spesso si assume implicitamente, il Vaticano II ha cercato di aggiungere “partecipazione pienamente cosciente e attiva” alla liturgia, che in precedenza mancava, allora che significato potrebbero aver avuto le parole di Pio X sulla Messa tradizionale in latino, che era ancora celebrata a quel tempo in tutto il mondo?


Il papa stava immaginando una nuova liturgia che un giorno avrebbe sostituito quella vecchia, o c'è un modo di interpretare autenticamente questa frase nel contesto dell'«usus antiquior»? E se c'è, come potrebbe informare il modo in cui approcciamo non solo la Messa tradizionale, ma pure il Novus Ordo, e come potremmo vederle meglio nella continuità sia storica che devozionale, una con l'altra?


Come postula spesso l'autore cattolico e filosofo Peter Kreeft, è utile qui iniziare con le definizioni, altrimenti si corre il rischio di non capire la domanda in questione. Che cosa significa “partecipazione attiva”, come è usata in questi due documenti?


Pio X usa la frase nella sezione di apertura di “Tra le sollecitudini”, prima del primo paragrafo numerato: "Essendo, infatti, Nostro vivissimo desiderio che il vero spirito cristiano rifiorisca per ogni modo e si mantenga nei fedeli tutti, è necessario provvedere prima di ogni altra cosa alla santità e dignità del tempio, dove appunto i fedeli si radunano per attingere tale spirito dalla sua prima ed indispensabile fonte, che è la partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa".


È interessante notare che Pio X vede come fondamentale la garanzia della sacralità e della dignità della liturgia perché, attraverso la loro partecipazione attiva alla liturgia, i fedeli partecipino di quello stesso spirito di santità e dignità.


Pio X si impegna con il concetto di partecipazione attiva in tutto il documento, denunciando l'influenza degli stili teatrali e operistici popolari in Italia sulla musica liturgica. Egli invece propugna una restaurazione del canto gregoriano e un maggiore impegno nel canto da parte della congregazione “in modo che i fedeli prendano di nuovo un ruolo più attivo negli uffici ecclesiastici” (3).


Il canto gregoriano, nelle parole di Pio X, è "il supremo modello per la musica sacra", perché, come genere, esiste specificamente per il servizio della liturgia romana. Egli si spinge fino a postulare che meno un brano si avvicina al “movimento, ispirazione e sapore” del canto, meno è appropriato per la liturgia (3).


Dove era tutto questo nel momento in cui si stava elaborando il “Sacrosanctum Concilium”? I padri conciliari erano senza dubbio a conoscenza del contesto della frase “partecipazione attiva” quando hanno deciso di usarla.


Se “Tra le sollecitudini” ha chiesto di garantire che la congregazione potesse cantare, e un ritorno al canto gregoriano, il Sacrosanctum Concilium assume non meno di questo. Il Concilio chiede di promuovere il canto religioso dei fedeli (118), che al canto gregoriano sia dato un “posto d'onore” nella celebrazione della liturgia (116) e che il tesoro della musica sacra sia “favorito con grande cura” ( 114).


Se il punto centrale di questo documento era il restauro della liturgia dopo il Concilio, si può giudiziosamente concludere che questi principi si applicano al Novus Ordo più o meno allo stesso modo in cui si applicano ai messali precedenti. Oggi, come sempre, è garantire la sacralità e la dignità della liturgia che consente una maggiore partecipazione attiva dei fedeli.


Molti cattolici di oggi, giustamente e in modo intuitivo sentono la connessione tra la musica liturgica e la partecipazione attiva. La mia domanda, a voi cari lettori e soprattutto colleghi musicisti, è questa: abbiamo la fede di prendere in parola Papa San Pio X e i padri conciliari quando dispiegano la frase “partecipazione attiva” per noi e di istruirci su come favorirla nelle nostre parrocchie, e come potremmo meglio servire Dio nella liturgia con questi principi in mente?

 

 

 


Fonte: Luke Ponce in The Troubadour (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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